sabato, agosto 12, 2017

Guardo fuori dalla finestra della nostra casetta di Copenaghen. Non è proprio proprio nostra, o meglio, lo sarà per questa settimana, potere di Airbnb. È la casa dove vive di solito Stefan, un tizio col quale mi sono solo scambiata email: per entrare ho digitato un codice su un tastierino e la chiave della porta era, come da copione, sotto lo zerbino. Sempre che si possa definire serratura quello scattino che fa la porta per chiudersi.
Dicevo, guardo fuori dalla finestra: il cielo è grigio, pioviggina e diresti che è ottobre. Le biciclette sfrecciano su piste ciclabili larghe quanto Corso Vittorio, incuranti della pioggia e del freschetto. Chiedo al programmatore se, magari in un'altra vita, non gli sarebbe piaciuto vivere in un posto così, con le finestre al piano terra senza inferriate, una porta di cartone con una serratura che non esiste, una cargo bike col tettuccio per la pioggia con cui sfrecciare senza strombazzare alla signora col cane o all'ennesima auto parcheggiata. Ok, abbiamo fatto una mini spesa al discount e abbiamo speso quasi l'equivalente di 40 euro, ma la felicità da qualche parte si paga. Copenaghen trema, da domani inizia la vacanza.

martedì, agosto 08, 2017

C'era una volta una domenica di agosto a Torino una allegra famiglia - mamma, babbo, una iena e un guerriero - che aveva deciso di organizzare una gita in bicicletta. Un pic nic al Valentino là dove erano già stati tante volte, proprio lo stesso posto dove a pasquetta i vigili gli avevano detto di mettere via il pallone perchè era vietato giocare a palla.
L'allegra famiglia arriva sul posto e subito capisce che è davvero il mese di Agosto: l'area è quasi deserta, all'orizzonte solo due amiche che pranzano e una mamma con due figli. Il resto è solo pace e silenzio. Apparecchiano la tavola e mangiano serenamente, poi la iena e il guerriero vogliono correre sul prato, il babbo li insegue e la mamma si riposa sulla coperta. Erano le 14 e tutto andava bene.
Ma ecco all'orizzonte due vigili - questa volta niente pallone - e la famiglia pensava di essere al sicuro. E invece no: "cara famiglia, deve sloggiare, su questo prato non si può stare; il cartello all'ingresso non mente: no pranzi, no bivacchi, niente di niente. Questa è area di pregio all'interno del parco, per la vostra gita andate verso l'arco".
L'allegra famiglia carica la bici e si sposta senza fiatare. E vissero tutti felici e contenti.

La morale della favola è che la legge è uguale per tutti e se è vietato è vietato. Anche se a Pasquetta non lo era, solo giocare a pallone. Mah...
La vera morale però è che la legge non è uguale per tutti perchè, dove ti giri ti giri, al Valentino c'è sempre qualcuno col naso per aria, su una panchina o sul prato, che non è lì per caso, non sta studiando le piante o contando i piccioni, ma probabilmente aspetta qualcuno per fare affari. E non vende noccioline per gli scoiattoli. Allora, cari vigili, io rispetto il vostro lavoro e mi sposto se non posso stare lì, però voi, per rispetto di tutte le persone che vorrebbero godersi il parco con la famiglia, potreste fare qualcosa di serio per il decoro del Valentino.

sabato, luglio 29, 2017

Qualche anno fa, durante una lezione sulla comunicazione scientifica, sono stata invitata a fare un gioco. Il docente aveva messo un oggetto in un sacchetto e, a turno, tutti l'abbiamo potuto toccare e manipolare per capire di che oggetto si trattasse.
Questo è il modo che ha la scienza di indagare i fenomeni: c'è un guscio esterno che non permette di vedere le cose per come sono e gli scienziati devono fare delle ipotesi, cercare di capire cosa c'è sotto e trovare la chiave per aprire il sacchetto e comprendere un fenomeno. Le leggi della natura ad esempio.
Chi ha messo l'oggetto nel sacchetto? Il caso? Un dio? È difficile essere donna di scienza e di fede, ma ci provo.
E ci provo ancora più spesso in questi tempi in cui leggo che tanti, troppi, preferiscono non affidarsi alla scienza, ma al proprio sentire in una materia, la salute della comunità, nella quale sembrano essere tutti esperti.
La medicina, per noi comuni mortali che la subiamo senza conoscerla, resta ancora un qualcosa di magico: do la tachipirina al piccolo 
guerriero e magicamente la febbre scende e l'umore torna alle stelle. Infilano mia sorella per l'ennesima volta in una macchina per la risonanza e scoprono quello che in tutti questi mesi nessuno aveva visto. Magia? No, io preferisco chiamarla scienza, preferisco pensare a tutte quelle persone che si sono impegnate e hanno dedicato la propria vita a fare sì che oggi possiamo dare un nome e anche una cura, in molti casi, alle cose che succedono dentro al nostro corpo. Io credo nella scienza. E credo anche in Dio: non perché con una preghiera a gettone nel momento del bisogno risolverà i problemi miei e del mondo, ma perché, se è lui che ha messo l'oggetto misterioso nel sacchetto, ha messo anche in noi la capacità di trovare la chiave per aprirlo. O di convivere con quel sacchetto chiuso.
E poi c'è la statistica: quante probabilità ci sono che due sorelle abbiano lo stesso raro disturbo che, ad oggi, non risulta ereditario? E quante probabilità ci sono che la stessa persona ne abbia un altro, altrettanto raro in età giovane? Ma mercoledì la statistica probabilmente se ne era andata a dormire da qualche parte: quante probabilità c'erano che una nuotatrice alla soglia dei 29 anni, dopo aver vinto ormai tutti i titoli che poteva vincere, potesse mettere la mano davanti alla ventenne americana che da anni vince su tutte le distanze? E quante ce ne erano che "la classe operaia andasse in paradiso" (cit.)? Più o meno le stesse che, nell'arco delle stesse 24 ore, venisse lanciata un'altra bomba.

E chi dorme con tutta quella adrenalina in circolo? Io no, infatti ieri sera mi sono vista questo: carino. E se pensate che la Fede nazionale sia solo una sbruffona antipatica primadonna etc etc etc forse ne uscirete con un'idea diversa.

martedì, luglio 04, 2017

La maglietta che indossava oggi* il programmatore non mente: caterraduno 2007, Senigallia, noi c'eravamo. 10 anni di spiaggia di velluto, con un unico buco, quello dell'anno scorso, causa arrivo del piccolo guerriero. Quest'anno avevamo deciso di approfittarne per spezzare le ferie e farci un po' di mare, ma ovviamente il tempo è stato poco clemente e la piccola iena martedì mattina ci ha fatto fare un giro alla guardia medica. Niente di grave, la solita febbre in altalena.
Dopo i primi anni di assestamento avevamo messo a segno, io e il programmatore, una tecnica invidiabile. Appostamenti sotto il sole o sotto il diluvio armati di paroliere e domenica quiz, che ruzzle e gli smartphone avevano ancora da venire, stuoini, acqua, zainetto tattico, prenotazione cena al nostro solito ristorante, poco mare che non è proprio la nostra passione, ma c'era talmente tanto da fare...
Poi è arrivata la iena e tutto è cambiato, tutto è dovuto diventare per forza a misura di topino quindi meno dirette, meno concerti, più mare e si prende quello che si riesce, senza tempi morti. Nel mentre però anche la festa è cambiata: forse è un po' implosa su se stessa, fossilizzata in una location e in un format che avrebbe bisogno di una scrollata. Quest'anno poi non dura neanche una settimana intera, le dirette le fanno dal camion della Rai e anche in centro c'è molta meno aria di caterraduno: ricordo le code alla catermensa, gente ovunque... E niente, mi pare che ci si voglia investire sempre di meno, a livello di idee e a livello economico, anche perché le due cose di solito vanno a braccetto. Quest'anno abbiamo rinunciato alla cena di Cedroni di ieri sera, ma speriamo di andare al concerto di Max Gazzè questa sera. A questo pensavo in questi giorni... A tutto quello che ci siamo presi e che ci perderemo in questi tre giorni, ma a quello che abbiamo guadagnato in questi 10 anni.

*ho scritto queste righe giovedì scorso mentre eravamo a Senigallia e ho lasciato quei riferimenti temporali.

martedì, giugno 13, 2017

L'estate scorsa, per ovvi motivi, avevo lasciato in garage la bici e avevo passeggiato molto a piedi spostandomi coi mezzi pubblici. Adesso che è arrivata la mia super bici e che mio marito ha montato con successo il motore sono tornata dall'altra parte della barricata e sono bastate un paio di uscite su due (anzi tre) ruote per ricordarmi cosa mi aveva spinta due anni fa a sfornare orride poesie in rima baciata sulle mie avventure ciclistiche sabaude.
Venerdì, mentre stavo raggiungendo un'amica in centro, mi sono dovuta incolonnare dietro un camioncino parcheggiato in doppia fila. Mentre aspettavo diligentemente il mio turno per passare sbuca fuori l'autista che mi consiglia di passare sul marciapiede. Io non avevo voglia di spiegargli che avrei potuto suggerirgli la stessa cosa e che saremmo stati entrambi in torto. O che con 30 kg di bici e 30 kg di bambini non sono agile come una gazzella per salire sul gradino del marciapiede sterzando con un angolo ridicolo di manovra. Gli ho solo detto che sarei passata dalla strada quando fossi riuscita ad infilarmi tra una macchina e l'altra. Mi ha detto "stai attenta". E io ho chiamato a raccolta tutta la pazienza di cui posso essere capace per evitare di mandarlo a remare e passare poi dalla parte del torto.
Questa mattina invece ho discusso con il soggetto di cui avevo già parlato qui, la signora che porta a spasso il cane sulla pista ciclabile. Col guinzaglio lungo 10 metri e il naso per aria passeggiava serena, mentre io inchiodavo vistosamente perché non sono ancora dotata di campanello. Al mio "signora, questa è una pista ciclabile" mi sono sentita rispondere che per i pedoni non c'era posto se non lì. E notare che c'era pure un'auto parcheggiata sulla ciclabile nello stesso tratto.
All'ora di pranzo, mentre raccontavo questo allegro episodio a mio marito, mi si faceva notare che nessuno chiede mai scusa e, dopo un'attenta analisi, ho capito che tutti abbiamo le nostre piccole giustificazioni per infrangere le regole e le riteniamo sicuramente migliori e più valide delle motivazioni che invece hanno quelli che le rispettano. La prossima volta ci vado io sul marciapiede, falcio qualche pedone e un paio di cani e poi pretendo anche di aver ragione. Perchè in fondo qua le piste ciclabili, se ci sono, vengono usate come parcheggi e per muoversi in strada su una bici bisogna avere fegato. Ma quello per fortuna non mi manca.

domenica, giugno 04, 2017

E' da qualche settimana che un misterioso vicino di casa mette i sacchi della raccolta della plastica sul marciapiede già il mercoledì, quando sappiamo tutti benissimo che amiat passerà per la raccolta sabato mattina. Il fenomeno sociologico ovviamente vuole che basti un solo misero sacchettino per farne crescere in fretta la pila e così la scorsa settimana, mentre tornavo a casa dopo aver portato la iena all'asilo, li ho osservati.
E' un'attività che mi diverte sempre molto: avevo già spiegato qua che la raccolta della plastica è, secondo me, la più difficile e che il giusto conferimento dei manufatti non è cosa semplice. Di solito la prima cosa che noto sono i sacchetti utilizzati: spesso la plastica viene buttata via in sacchi di mater-bi del supermercato, mater-bi che invece risulta essere piuttosto un inquinante della raccolta. A volte invece vengono usati i classici sacchi neri della spazzatura, quando invece bisognerebbe utilizzare dei sacchi in plastica semitrasparente (come si spiega anche qui, dove tra l'altro si ricorda anche che Amiat distribuisce una fornitura annuale di sacchetti ad ogni utenza sia domestica che non domestica, basta andare a ritirare i rotoli negli ecocentri indicati nel link) per dar modo all'operatore di valutarne sommariamente il contenuto e non caricare dell'indifferenziato al posto della plastica.
Questa volta invece il sacco era giusto, ma vi invito a trovare l'intruso e ad aiutarmi a rispondere alla fatidica domanda: secondo voi cosa suggerisce all'utente che si tratti di un imballaggio in plastica?


giovedì, giugno 01, 2017

Domenica tu e la tua famiglia tornate da una bella gita in montagna all'ora di cena; nessuno ha voglia di muovere un muscolo per cucinare ed è decisamente troppo tardi per sperare che la solita pizzeria da asporto ve la porti a casa prima delle 22. Cosa fate?

Soluzione: 2 click sulla giusta app e in mezz'ora arrivano a casa 3 pizze. Tra l'altro pure molto buone.

La pizza è finita, restano tre scatole da smaltire sul piano cottura: dove le butti?

Soluzione: questa non ve la scrivo subito, aspetto i vostri suggerimenti nei commenti :-)

lunedì, maggio 29, 2017

C'è stato un tempo in cui un pomeriggio come quello di sabato scorso sarebbe stato un concentrato di frustrazione: una passeggiata da Decathlon a fare shopping. Due anni fa avrei fatto fatica a trovare qualcosa che mi entrasse, ma, una volta trovato, mi ci sarei vista bene tutto sommato.
Adesso la prospettiva è completamente cambiata: tutto quello che vedo nel negozio mi entra, dal bikini più striminzito alla cerata da barca a vela (giuro che prima o poi me la compro... le trovo così belle...) passando per quei bermuda da escursionismo che ho sempre guardato con occhio languido. Bene. La differenza tra due anni fa e oggi è che ora mi potrei comprare tutto il negozio, ma mi vedo male con tutto. Quel costume mi entra, non potrei dire il contrario, ma non so se avrò mai il coraggio di mettere in mostra questo fisico sulla spiaggia. Mi sembra che la pelle sia di qualcun'altro, non mi riconosco più e non riconosco più queste gambe mollicce, questa pancia cadente, questo corpo che non assomiglia più per nulla a quello che è sempre stato.
Quel costume che mi piaceva l'ho provato, era un bikini a fascia blu e argento tutto luccicoso: ho chiosato che era troppo scosciato e a vita bassissima per i miei gusti. Alla fine ne ho scelto un altro meno ridotto: degli slip mi sono comprata la S. La S, quando due anni fa, forse, sarei entrata nella XL. La taglia è direttamente proporzionale all'autostima: su quella c'è ancora un bel po' di lavoro da fare.

domenica, maggio 14, 2017

Oggi torno a parlare di due cose con le quali vi ho già ammorbati: la mia nuova bici e il gelato, visto che sono stati i protagonisti della nostra domenica. Dopo pranzo, dato il clima mite, abbiamo deciso di andare a fare un giro in bici e volevo raccontarvi le seconde impressioni sulla mia Taga, dal momento che ormai ci sto prendendo la mano.
Ogni mattina una mamma sale su una Taga bike con i suoi bimbi e sa che verrà additata da tutti i passanti e sarà l'attrazione del giardinetto. E se ne farà una ragione. Il programmatore dice che, quando si diffonderanno, non succederà più. Io cerco di immaginarmi una città felice dove tutte le mamme portano i loro bimbi nel cassone della bici, un posto incantato dove le auto non parcheggiano in doppia fila, non sostano sulle piste ciclabili e non strombazzano dietro una bici. Poi dico al programmatore che, se fossimo a Copenaghen, potrei avere fede e aspettare una distribuzione capillare, ma qui ai piedi della Mole, onestamente, non mi aspetto di vedere crescere cargo bike come funghi.
A parte questi dettagli folkloristici, usare la Taga sta diventando un gioco da ragazzi! Ormai la guido che è un piacere e anche la fatica delle prime volte adesso la sento molto meno: Google dice che ho pedalato per circa 8 km e ho usato anche il rapporto più duro :-) devo dire che, dopo il timore delle prime volte, adesso vado davvero con un filo di gas. L'unica cosa che dobbiamo ancora aggiustare è il casco per il piccolo guerriero, ma so anche che tra un paio di cm di circonferenza cranica il problema si risolverà da solo.
Giretto al giardinetto, altalena, scivolo, animaletti a molla: tutto bello, però mi/ci siamo meritati un gelato dopo tutta sta fatica! Dopo una breve rassegna mentale delle gelaterie in zona ho deciso di trascinare la famiglia in via Berthollet all'ex gelateria cooperativa che adesso è sempre cooperativa, ma si chiama "Come natura crema". Quando mi chiedono dove fanno il gelato più buono di Torino non ho dubbi: lo fanno loro. Il loro Pistacchiopardo leggermente salato, il cioccolato Montezuma nero come la notte, la stracciatella con base di ricotta, lo zabaione con le paste di meliga... e mi devo fermare se no mi viene l'acquolina in bocca. Se non l'avete ancora provata dovete andare: il personale è un po' lento, ma vedrete che l'attesa verrà abbondantemente ripagata.
Rinfrancati nel corpo e nello spirito da questa bontà, abbiamo poi ripreso le nostre bici per tornare a casa. Sono già pronta per una nuova avventura :-)

sabato, maggio 13, 2017

Quando penso alla mia vita prima dei figli e mi passano davanti le immagini dei fine settimana passati tra letto e divano, le sveglie alle 10 del mattino, i pisolini pomeridiani e quant'altro la domanda mi sorge spontanea: come facevo ad essere stanca? Pensandoci bene stavo fuori casa 12 ore tutti i giorni, cenavamo sul tavolino davanti alla tv, guardavamo un sacco di serie (avessimo avuto netflix allora non so se avremmo dei figli oggi 😂), la casa era molto più impresentabile di quanto lo sia ora e io, pur dormendo tranquillamente 7/8 per notte, ero stanca. Curioso come in pochi anni le prospettive cambino completamente: oggi passo intere giornate in casa (soprattutto in settimane di tempo schifoso come queste ultime) senza neanche mai toccare il divano, sono diventata la regina del Dyson, ho sempre un sacco di commissioni da fare - come direbbe la piccola iena - e dormo a intervalli di 3 ore schiacciata tra mio marito e il piccolo guerriero.
Se ripenso alle ultime settimane, capisco che allora non ero stanca... adesso lo sono per davvero, che come mi appoggio al letto col piccolo guerriero per addormentarlo, crollo prima di lui e mi sveglia il programmatore quando viene a letto, così almeno mi ricordo di mettermi il pigiama e di non dormire vestita.
Mi ripeto che sicuramente è colpa della primavera, del terzo dente del piccolo guerriero che sta facendo capolino sulla sua gengiva superiore e del cambio dell'ora, che non potrò essere così stanca in eterno. E spero che sia vero perché vorrei andare in piscina ogni tanto senza pensare allo spreco di energie vitali, ma solo per il piacere di sguazzare un po'. Vorrei finire di vedere la serie di documentari "the beginnig of life" su Netflix che mi sta piacendo davvero molto, oltre ad un'altra infinità di cose che ho adocchiato sul catalogo e che per adesso restano lì nella lista dei desideri. Vorrei leggere un po', ma di sera, alla seconda pagina di qualsiasi cosa, mi si chiudono gli occhi. Vorrei scrivere più spesso qui sopra, concludere i post che ho nella cartella delle bozze, ma c'è sempre qualcosa di più urgente. Vorrei, insomma, vivere la mia vita di non mamma, ma non ce la posso fare.
E' sicuramente la primavera, ho bisogno di crederci e di pensare che nelle prossime settimane le cose miglioreranno.

mercoledì, aprile 19, 2017

Rileggendo gli ultimi post mi sono tremendamente resa conto che questo blog sta diventando troppo un blog da mamma e poco un blog da tutto il resto, così oggi vedo di recuperare, almeno in parte, raccontandovi qualcosa della mia nuova bici.
Con la piccola iena ho girato tanto in bicicletta, ma con l'arrivo del piccolo guerriero la situazione si era un po' complicata: avrei potuto mettere un secondo seggiolino anteriore sulla mia bici, ma già solo le operazioni di carico scarico sarebbero state un po' problematiche. Per non parlare del peso di entrambi: sbilanciamenti e ciclismo urbano non vanno tanto d'accordo. Forse in un'altra città, su percorsi più brevi e tranquilli, l'avrei fatto, ma qui non me la sono sentita. Così avevamo iniziato a considerare l'idea di un carrettino per la mia bici, ma a mio marito non piaceva tanto e lo capisco: girare per strada con una cosa là in basso in una città dove il ciclista e il pedone stanno in fondo alla catena alimentare della strada non è proprio il massimo. Così abbiamo iniziato a valutare l'acquisto di una cargo bike e, dopo una lunga ricerca, mio marito si è innamorato di lei.
Taga bikes aveva già prodotto qualche anno fa una bici che si trasformava in passeggino, la vedete nel video qui sotto.



Su kickstarter era stato aperto un crowdfounding per finanziare il progetto della nuova versione family; il progetto era partito e le prime bici sarebbero state in consegna per l'inizio dell'anno, così, dopo aver contattato il distributore italiano, siamo andati a Bologna da loro a provare la Taga passeggino del video qui sopra e per Natale/compleanno ci siamo regalati la versione family. Abbiamo scelto di acquistare anche il motore per avere la pedalata assistita: la bici è arrivata a febbraio, mentre per il motore bisognerà attendere fino a metà maggio.
La nostra Taga è arrivata con corriere, chiusa nella sua scatola di montaggio completa degli attrezzi necessari all'assemblaggio e l'ha messa in piedi mio marito in un'oretta. Pare che invece la parte del motore richieda un montaggio un po' più lungo (il rivenditore dice 3 ore), ma loro stessi per quest'anno offrono un gettone per il rimborso del lavoro se decidessimo di delegarlo ad un'officina della zona. Siamo ancora in attesa del materiale e non abbiamo deciso come comportarci, ma, conoscendo il programmatore, vorrà sicuramente prima provarci lui.
Per ora l'ho usata poche volte sia perché la primavera tarda ad arrivare che perché, senza motore, è davvero una bella fatica: 30 kg di bici+30 kg di pargoli+me stessa (pur con 30 kg in meno rispetto a qualche anno fa :-)) non è banale! Al di là della fatica fisica però posso dire che è molto facile da guidare, non è tanto più larga di una bici normale e il cambio è estremamente fluido e morbido: certo tenendo il rapporto più corto, vista anche la dimensione delle ruote, per muoversi è necessario far girare le gambe. Bisogna sicuramente farci un po' la mano: il manubrio è spezzato a metà per ospitare il cassone coi seggiolini e la manovrabilità del mezzo è molto diversa da quella di una bici normale, ma niente di troppo complicato. Stesso discorso per la gestione del mezzo: se da una parte non ci sono problemi di equilibrio grazie alle due ruote anteriori, dall'altra occorre capire come assecondare le pendenze naturali della strada e le curve col proprio corpo non potendo inclinare leggermente la bici come si farebbe normalmente. E soprattutto capire come gestire buche e piccoli dislivelli che con una bici standard si affronterebbero tranquillamente a cuor leggero, mentre con questa rischi di finire dove non vorresti. E' tutta una questione di pratica e con l'arrivo del motore penso che inizierò ad usarla seriamente.
Un ultimo problema riguarda il parcheggio della Taga: legarla al palo sul marciapiede è ovviamente impensabile dal momento che si renderebbe impraticabile la via per i pedoni. E' possibile legarla agli archetti appositi, ovviamente a patto che uno dei due lati sia libero, usando una catena morbida e anche abbastanza lunga (noi abbiamo un pitone come quello della foto in fondo a questa pagina). Per la mia bici mi ero di recente convertita all'archetto, ma legarci questa è praticamente impossibile.
Penso di essere l'unica ad averne una in zona, se mi vedete faticare con due pargoli nel cassone potete additarmi sghignazzando "ah, ma tu sei quella del gran bazar del niente". Potrei commuovermi.



lunedì, marzo 27, 2017

Ebbene sì, i pantaloncini neri non erano l'unico scheletro che tenevo nascosto nell'armadio.
In garage, in una scatola dentro un armadio, avevo infilato un paio di jeans meltin pot taglia 31 acquistati in super saldo (hanno ancora il cartellino, 10 euri) in un negozio che chiudeva. Correva l'anno 2000, forse 2001. Mi ero innamorata del modello e del disegno, ma proprio non si chiudevano; all'epoca probabilmente sarei entrata in una 33 e da lì le cose sono andate solo peggiorando. Però quei jeans erano davvero bellissimi e non ho mai avuto il cuore di disfarmene. Alla fine della scorsa estate, mentre cercavo una cosa in garage, sono saltati fuori e ho deciso di portarli in casa; me li ricordavo e sapevo esattamente dove fossero, ma ormai li pensavo una battaglia persa. Ancora non si chiudevano, ma ho deciso di tenerli in camera da letto e di usarli come metro di misura per i miei progressi, qualora ce ne fossero stati.
Non sto più vedendo la dietista, sto più o meno continuando con la tabella di marcia che ci eravamo date, anche se, lo ammetto, mi sto rovinando di dolci: da quando è nato il piccolo guerriero mangerei solo torte. Cerco poi di metterci una pezza ai pasti, ma dovrei davvero impegnarmi di più per frenare le mie voglie zuccherose.
Insomma che l'altro giorno li ho ripresi in mano, il mio peso è stabile ormai da diversi mesi e questa volta si chiudevano. Adesso bisognerà cucire un orlo e sfoggiarli nel loro meraviglioso taglio anni 90. Con 20 anni di ritardo.
Eccoli qua, e chi lo sapeva di custodire un tesoretto in garage: li vendono al triplo di quello che li pagai :-)

martedì, marzo 14, 2017

Dieci giorni è il tempo medio che abbiamo passato da novembre ad oggi tra un malanno e l'altro della piccola iena. Non vi faccio l'elenco di tutte le belle iniziative alle quali abbiamo dovuto rinunciare o quelle che non ci siamo goduti a dovere per strascichi del malanno in guarigione o primi sintomi del successivo perchè altrimenti mi sale la depressione.
Dieci giorni vorrei che fosse anche l'intervallo di tempo tra un mio post e l'altro, mentre l'ultimo risale ormai ad un mese fa. E non ne vado fiera. Ne ho uno nelle bozze da due settimane ormai, tra un po' vedrà la luce, me lo sento.
Dieci giorni è quella terra di mezzo, non è una settimana, ma neanche due, è il tempo che ti piace indicare quando manca poco, ma non pochissimo a qualcosa che ti piace. Sembra un tempo lungo, ma non lo è affatto, ti sembra un'eternità e invece passa in un attimo.
Dieci giorni è il tempo che ci ha messo il mio tatuaggio a guarire, a diventare un tutt'uno col mio polso sinistro, da ora e per sempre.
Dieci giorni è quel tempo che puoi moltiplicare per 3 per ottenere la giacenza media di un'incombenza qui in casa: ho ancora lì la busta che mi hanno mandato per raccogliere e spedire campioni biologici (niente di schifoso, solo un po' di saliva) miei e del piccolo guerriero per un progetto volontario legato alla salute della mamma e del bimbo in gravidanza e nei primi anni di vita. Ho già ricevuto due mail minatorie, entro venerdì devo devo devo spedire tutto quanto.
Dieci giorni, bè, dieci giorni non li abbiamo avuti a disposizione un anno fa per metabolizzare quello che stava succedendo. E a volte forse è meglio così.

martedì, febbraio 14, 2017

Tutte le volte che passiamo davanti ad una vetrina addobbata per San Valentino mi chiedi il perché di tutto quel cioccolato e di quei cuoricini. Allora io ti rispondo che presto sarà la festa degli innamorati, di tutte le persone che si vogliono bene, e che, con l'occasione, è usanza regalarsi cioccolatini. Alla domanda successiva, ossia "e tu a chi vuoi bene", hai già risposto un paio di volte che sei innamorato del babbo. Mettiti in fila cara piccola iena. E tu, caro programmatore, registra bene questa frase nel tuo database: la potrai rispolverare tra 10 anni quando ti manderà a quel paese perché non gli avrai permesso di fare quella cosa fantasticamente idiota che invece tutti i suoi amici potranno fare.
Il primo regalo di San Valentino io l'ho ricevuto ieri: la iena ha di nuovo la febbre e oggi ovviamente passeremo la giornata insieme, noi tre. Niente avventure urbane of course, magari una piccola avventura domestica in compagnia del suo nuovo giocattolino, regalo di compleanno appena arrivato.
Come cosa se ne fa un quattrenne di un mini amplificatore: semplice, emula Jack Black in School of rock collegandolo all'altro regalo di compleanno (vedo solo ora il prezzo!!! Mia mamma deve averla comprata in un cestone al discount... quasi quasi la rivendiamo e gliene compriamo una vera :-)). Per la gioia della mamma e dei vicini.
Il secondo regalo di San Valentino è qui e ora: sono le 10 del mattino e i pargoli dormono entrambi. La colazione nel silenzio e nella pace è meglio di una piscina di ritter sport assortiti. Mi piace pensare che non sia solo la quiete prima della tempesta.
Per San Valentino, nella nostra vita di prima, ci piaceva prepararci una cena speciale, diversa dal solito, magari testando qualche ricetta strana o aggiungendo un dolce... stasera spero di riuscire a mettere insieme una cena resuscitando qualche avanzo del frigo, visto che il piano per stamattina era andare a fare la spesa. Ma in fondo non importa: la cena più bella sarebbe quella che non prevede un ammazzacaffè a base di tachipirina per la piccola iena. E ho come l'impressione che non sarà quella di stasera. Speriamo almeno in San Faustino.

sabato, febbraio 11, 2017


Era da un po' che pensavo ad un nuovo post sulla piccola iena e la tv ed eccoci qua.
In realtà ho già raccontato qui di come Chromecast ci abbia cambiato la vita, permettendoci di proiettare direttamente sulla tv i video di youtube ed è ancora di questo che vorrei parlare.
Perchè ultimamente la iena è in fissa coi Piano Guys e quindi abbiamo sviscerato un nuovo filone: persone che suonano strumenti :-) se cercate su youtube ovviamente ne trovate di tutti i generi e per tutti i gusti, però noi ormai ci siamo fossilizzati sul duo americano che ne ha davvero per tutti i palati.
Un giorno la iena ha visto di sfuggita il video di "A sky full of stars" dei Coldplay e ha iniziato a chiedercelo on demand: voleva vedere il video del tamburo sulla schiena :-) in effetti si vedono un sacco di strumenti suonati in modo un po' singolare e la cosa sicuramente gli piace. 




Da lì poi si è innamorato di altri video dei Coldplay (un altro che adora è quello di Up&up) e un giorno abbiamo lasciando andare i suggerimenti di youtube e ci siamo imbattuti nella cover di "Paradise" fatta dai Piano Guys e lì è scattato l'amore.
Si tratta di un duo violoncello/piano che ha un nutritissimo seguito su youtube, dove è possibile scovare un sacco di video in cui si esibiscono in cover di pezzi famosi in location molto particolari. Alla iena, ad esempio, piacciono un sacco "Paradise sulla montagna", "Il deserto di sale", "Quello della montagna di San Giorgio". Ma ultimamente i suoi preferiti sono sicuramente "Io e il mio violoncello" e "Quello dove suonano il pianoforte tutti insieme" e devo dire che questi ultimi due sono anche i miei preferiti :-)
D'altra parte cosa ci saremmo potuti aspettare da una piccola iena musicale, se non che amasse vedere musicisti all'opera?
Quindi abbasso Masha e Orso e viva i gusti dei nostri bimbi :-)

Questo post giace nella mia cartella delle bozze da mesi e nel mentre ho anche scoperto che i Piano Guys si sono esibiti alla festa per l'insediamento di Trump :-/ questo ovviamente alla iena non importa, però io non sono più così contenta di regalargli delle visualizzazioni su youtube :-/
Tornando all'argomento iniziale invece aggiungo alle richieste della iena dell'ultimo periodo il video della canzone della colonna sonora di Sing, che ovviamente ha visto al cinema e che ha adorato.


E dopo questo, a ruota, chiede di vedere tutti i trailer in tutte le lingue: ormai appena sento le conigliette che cantano "oh my gosh look at her but" mi viene la nausea :-D
Scriverò ancora una puntata sull'argomento tv: la tv a casa dei nonni.

martedì, febbraio 07, 2017


Prossimamente su questi schermi

Sia ben chiaro: non conosco Milano, ogni volta che ci vado mi devo affidare a Google Maps per spostarmi e frequento sempre le stesse zone. Milano non mi piace granché, almeno per quel poco che ho visto. E men che meno mi piacerebbe viverci, ma credo che per uno abituato a Torino sia abbastanza normale: trovatelo un torinese che vorrebbe vivere a Milano :-)
Milano va bene per la gitarella fuori porta e infatti sabato ci siamo stati tutti insieme per festeggiare il compleanno della piccola iena con un paio di attività che sapevamo avrebbe gradito. Quindi ecco come potete passare una bella giornata a Milano in compagnia di un bimbo di 4 anni e uno di 8 mesi, nonostante la pioggia. Con una piccola bonus track per la mamma.
Siamo partiti con Italo alle 9,25 da Porta Nuova, dove siamo arrivati in auto utilizzando il nuovo parcheggio interrato della stazione (per la cronaca: costa 2 euro all'ora o 16 euro per tutto il giorno solare, abbiamo trovato posto senza problemi e la comodità non ha pari); avevo acquistato i biglietti del treno con la promo del 6 gennaio e con 36 euro e spicci abbiamo viaggiato in 3 e mezzo andata e ritorno. A livello di costi non so dire quanta differenza ci sia tra auto e treno, ma la comodità di arrivare praticamente in centro in un'ora: priceless.
Alle 11 eravamo operativi in zona basilica di Sant'Ambrogio: non ci ero mai stata ed ero curiosa di vederla; era comoda per la prima tappa del tour (Castello Sforzesco) e vicina al posto che avevamo scelto per il pranzo, la solita California Bakery.



Abbiamo scelto questo locale (in realtà ero già stata in quello in Via Larga e in quello di Corso Como, mai in questo di Via San Vittore) perché sapevo che avremmo trovato una location adatta ai bimbi e infatti vicino al nostro tavolo c'era questo bel cartello :-) Bagno pulitissimo con fasciatoio, seggiolone degno di questo nome, colori e tovaglietta da pasticciare e personale molto attento ai bisogni dei piccoli clienti. Non so come sia a Milano (anzi, se conoscete altri locali sempre in zona centrale che abbiano queste caratteristiche segnalate pure qui nei commenti), ma a Torino i posti come questo si contano sulle dita di una mano.
Ho mandato per un attimo a remare l'alimentazione sana mangiandomi un club sandwich pieno di qualsiasi cosa, un piattino di spinaci super burrosi e una fettina di cheesecake che ho diviso col marito. Ma direi che ne è valsa la pena :-) il tutto accompagnato da un ottimo earl grey, un esperimento che avevo già fatto a Berlino (il pasto innaffiato dal te caldo dico...) e che non mi era affatto dispiaciuto.
Dopo il brunch e l'indosso degli stivali da pioggia siamo andati verso il Castello Sforzesco con l'obiettivo di visitare il museo di strumenti musicali che si trova al suo interno. Io e la piccola iena l'avevamo già visitato ad aprile, quando eravamo venuti a Milano per incontrare Marica e la sua famiglia: ovviamente alla iena era piaciuto da morire e le avevo detto che saremmo tornati col babbo. Nel fine settimana è aperto anche lo spazio "le mani sapienti", ad ingresso libero, curato dalla fondazione Antonio Carlo Monzino. Nel corso delle giornate di sabato e domenica c'è un liutaio che lavora il legno, laboratori vari e momenti musicali: sul sito trovate il programma dettagliato. Inutile dire che la iena musicale ha adorato sia il museo, che avevamo appunto già visto, che questo spazio bellissimo anche a livello architettonico: è un violino gigante!
E la bonus track per la mamma? Facile :-) avevo prenotato un'attività al muba per mio marito e la iena e io intanto sono andata a spasso col guerriero nella fascia e ho fatto anche un po' di shopping!
Il muba si raggiunge abbastanza bene a piedi dalle fermate Duomo, San Babila, oppure, da entrambe, con un paio di fermate di bus o tram più pezzettino a piedi. Si trova alla Rotonda Besana e non ha un'esposizione permanente visitabile, ma solo dei laboratori che vanno prenotati per tempo perché sono sempre esauriti nei fine settimana, in certe fasce orarie già diversi giorni prima della data. L'anno scorso avevano fatto Remida, mentre stavolta Vietato non toccare: sono attività molto belle che vi consiglio se avete bimbi in età scuola dell'infanzia/scuola elementare. Remida, in alcune giornate, è aperto anche ai bimbi piccoli piccoli, basta tenere d'occhio il sito ed essere rapidi nella prenotazione.
L'attività al muba è finita alle 18,45 e la iena, reduce dall'influenza e in piedi dalle 8 del mattino, iniziava a dare segni di cedimento strutturale: a due passi dal museo passa il tram 9 che, in una ventina di minuti, ci ha riportati in stazione centrale dove, alle 20,25 ci aspettava il nostro Itolo.
Siamo ancora riusciti a concederci una cena seduti tranquilli vista binari, per poi salutare Milano e tornare a casina: alle 22 la iena già era nel suo letto.
Siamo già pronti per la prossima avventura :-)

mercoledì, febbraio 01, 2017

Febbre: bimbi in crescita
Ecco perchè oggi:
è il tuo compleanno

martedì, gennaio 31, 2017

Tant* blogger che seguo scrivono post per i compleanni dei figli e noto la stessa tendenza anche su facebook, che ho iniziato a frequentare da qualche settimana per seguire un gruppo segreto (o nascosto o privato o come cavolo si chiama) e sulla cui fenomenologia forse un giorno scriverò qualcosa.
Io non voglio scrivere un post sul compleanno della piccola iena, che sarà domani, ma un post per ricordare oggi 4 anni fa: l'ultimo giorno in cui siamo stati soli in questa piccola casetta.
Mi sono svegliata al mattino con la consapevolezza che eravamo arrivati al traguardo: d'altra parte eravamo già alla 41a settimana di gravidanza e il giorno successivo sarei comunque dovuta andare in ospedale a fare il primo monitoraggio di controllo. Ho mangiato qualcosa e ho detto a mio marito di non andare al lavoro perchè nel corso della giornata saremmo dovuti andare in ospedale; in casa si respirava un'aria strana, un misto di agitazione per quello che stava succedendo, paura di quello che sarebbe stato ed eccitazione perchè finalmente dopo 9 mesi avremmo visto la nostra piccola iena. Io mi sono stesa sul divano col mio tablet e ho giocato a ruzzle tutta la mattina, supportata da mio marito che, in quanto ingegnere e parte razionale della coppia, aveva nell'ordine deciso che:
- era necessario preparare un foglio di excel per monitorare gli intervalli tra una contrazione e l'altra
- era il momento buono per stirare la montagna di panni che avevamo accumulato nel cesto perchè "chissà quando avremo tempo per rifarlo".
In quest'ultima affermazione, in realtà, l'ingegnere è stato anche profetico perchè, da allora, non abbiamo più stirato nulla, giusto le camicie. Continuando a vivere felici, tra l'altro.
La mattinata quindi è trascorsa tutta così, mi sono riposata e rilassata in attesa del momento. Abbiamo pranzato (ricordo ancora: straccetti di manzo col radicchio) e le contrazioni iniziavano a farsi sempre più forti e regolari. Pensavo. E anche il foglio di excel in effetti non mentiva.
Verso le 15,30 erano regolari ogni 5 minuti, non fortissime, però mi sembravano martellare bene, quindi ho detto "programmatore, si va". Avevo un paio di pantaloni della tuta di ciniglia dell'adidas, li avevo comprati a new york nel 2008: li ho poi macchiati di candeggina mentre pulivo la finestra della nostra camera da letto e li ho buttati. Non ho rimpianti, tanto adesso non mi andrebbero più bene :-) Non ricordo proprio invece cosa indossassi sopra. E non ricordo neanche cosa indossava mio marito, però ci ricordo esattamente entrambi sulla porta di casa con la mia borsa ikea blu e arancione e l'agenda di gravidanza in mano. Ci siamo guardati, abbiamo guardato la nostra casetta vuota e ci siamo detti che la volta successiva ci saremmo entrati in tre. E così fu.
Questo è stato l'ultimo giorno della nostra vita di prima: poche ore dopo, all'una di notte, siamo diventati mamma e babbo e la piccola iena ha portato tanto nelle nostre vite, talmente tanto che, se ripenso a quella che ero, non riesco a non chiedermi di cosa riempissi le mie giornate e le mie nottate. E sì che all'epoca lavoravo fuori Torino e stavo fuori casa 12 ore al giorno a conti fatti.
Non ho rimpianti, così come per quei pantaloni: la mia vita di prima era bella, ma non quanto questa qui. Diversa, profondamente diversa, ma non altrettanto piena. Facevo più cose: più cinema, più teatro, più musei, più vacanze, più sonno. Adesso è tutto meno: meno uscite, meno sonno, meno vacanze, meno tempo per me, meno piscina, però quante soddisfazioni, quante risate, quanta gioia nel non vedere più questa casa vuota e silenziosa. 
Quattro anni fa abbiamo salutato definitivamente quella coppia che eravamo e siamo finalmente diventati una Famiglia; eravamo felici, ma non sapevamo che saremmo potuti esserlo molto di più.


lunedì, gennaio 16, 2017

Come dite, sono già alla parte quarta della nostra vacanza berlinese e ancora non vi ho raccontato niente di Berlino? In effetti diciamo che la visita della città è decisamente passata in secondo piano, siamo stati piuttosto presi dalla piccola iena e dalla sua febbre :-(
Visto che sono ormai diventata una grande esperta di mezzi pubblici locali e attenta conoscitrice del regolamento gtt, vi racconto quali sono le principali differenze tra le due reti di trasporto. L'azienda che gestisce i trasporti pubblici a berlino si chiama BVG e la rete integra autobus, treni (sia sopra che sotto il piano stradale) e tram. Nel corso della nostra vacanza abbiamo usato treni e tram, ma mai bus, quindi su questi non posso dare nessun feedback.
Il biglietto semplice copre le zone AB, costa 2,70 euro e ha una durata massima di 2 ore. A differenza di una corsa semplice GTT però, questo biglietto non può essere utilizzato per andare e tornare, ma in una sola direzione. Puoi cambiare mezzo di trasporto, treno, tram e bus, ovviamente restando nella fascia AB, ma senza tornare mai indietro. Sono strani questi tedeschi. L'aeroporto dove siamo atterrati, Tegel, si trova entro questa fascia e con uno di questi biglietti potete tranquillamente raggiungere il centro della città usando il bus TXL che fa capolinea ad Alexanderplatz (tempo impiegato: circa 40 minuti) oppure scendendo alla terza fermata del bus di cui sopra e prendendo il treno S41/S42 alla stazione Beusselstrasse a seconda di dove dovete andare. L'unica cosa di cui non dovete preoccuparvi sono i tempi di attesa: sia il bus TXL che i treni passano spessissimo: se vi va male 7/8 minuti di attesa e si va, questo ovviamente per la mia esperienza personale viaggiando sempre durante il giorno e mai di notte.
L'utilizzo della rete è gratuito per i bambini mi pare fino ai sei anni, quindi anche la piccola iena ha viaggiato a scrocco. E' consentito anche il trasporto di bambini piccoli in passeggini e carrozzine, almeno sui trami e sui treni che abbiamo utilizzato anche noi. A questo aggiungo che molti là usano come passeggino il carrettino della bicicletta, un catafalco di dimensioni interessanti che qua nessuno sano di mente si sognerebbe mai di caricare su un mezzo pubblico senza venire ricoperto di insulti pesanti.
Esistono, oltre alla corsa singola, dei biglietti giornalieri e settimanali, alcuni anche in combinazione con sconti sulle principali attrazioni turistiche della città; noi ci eravamo fatti un normale abbonamento settimanale, ma, a conti fatti, l'ho usato solo io nei miei giretti col piccolo guerriero: mio marito ha passato parecchio tempo in appartamento con la iena malata :-(
All'aeroporto, sulla banchina di attesa del bus, trovate sia macchinette automatiche che vendono i biglietti, sia addetti alla vendita, mentre in città li potete acquistare in tabaccheria. Su bus e tram è prevista anche la vendita a bordo, per la quale però è necessario avere il denaro contato: sui tram ci sono delle macchinette, mentre sul bus si fa direttamente con l'autista.
Per ulteriori informazioni e per calcolare i percorsi vi consiglio di visitare il sito dell'azienda dei trasporti o di scaricare l'utilissima app tramite la quale, creando un account, è anche possibile acquistare i titoli di viaggio.
Chiudo questo post di pubblica utilità dicendo che, per me, camminare e usare i mezzi pubblici sono gli unici due modi per girare e conoscere davvero una città. L'auto, magari, ti permette di raggiungere velocemente la meta, ma non ti fa godere il viaggio, che diventa solo un inutile intoppo tra la partenza e l'arrivo. Camminare col naso per aria o osservare le case che corrono dal finestrino di un tram invece ti fa percepire la città in modo diverso, si imparano i nomi delle strade, ci si orienta più facilmente. Ci si sente cittadini e non solo turisti. E questo l'ho imparato per la prima volta qui a Torino.

venerdì, gennaio 13, 2017

Buon anno ai miei pochi fedelissimi lettori, mi piacerebbe promettervi di essere un po' più costante nella scrittura, ma non faccio mai promesse da marinaio :-) me lo pongo come impegno per il 2017 e speriamo di riuscire a rispettarlo.
Ho un post su Berlino ancora a metà, avevo iniziato a scriverlo proprio il giorno dell'attentato e mi è un po' passata l'ispirazione: pensare che la settimana prima eravamo proprio lì mi ha messo un po' di magone.
Magone che oggi voglio cacciare con queste piccole riflessioni su cose che mi sento dire spesso e che qualche giorno fa mi hanno fatto venire in mente che potevo usarle per un post.
Il piccolo guerriero ha compiuto 7 mesi, è un bimbo molto diverso dal fratello ienoso e sicuramente io non sono la stessa mamma di tre anni fa. Fatto sta che il guerriero è un essere sociale e socievole, ma, come è giusto che sia, è molto legato a me, che ancora adesso lo porto a spasso esclusivamente legato al mio petto con la fascia e che rappresento la sua principale fonte di sostentamento. Per me come persona è un lavoro sfiancante e sfinente: il guerriero pesa 9 kg e ogni tanto vorrei poter uscire sola nel mio cappotto e questo allattamento a richiesta di giorno e di notte a volte è davvero pesante.
Per me come mamma è un lavoro molto gratificante e pieno di soddisfazioni: il mio ometto è molto sveglio, reattivo, vorrebbe già suonare la batteria della iena, è sempre sorridente e quando siamo in giro quasi sempre tranquillo.
Eravamo in ospedale per un esame e, mentre aspettavamo il referto, l'ho allattato in sala d'attesa. L'ho fatto per tranquillizzarlo soprattutto in vista del fatto che l'avrei messo nella fascia e che che saremmo dovuti tornare a casa e lui era piuttosto stanco e quindi meno gioviale del solito.
Nel momento esatto in cui ho iniziato a sbottonarmi è partito il coro dei solito "poverino aveva fame, ma guarda che carino, ma senti come ciuccia (adesso che è un po' raffreddato fa un rumore impossibile da non notare)"; la cosa che mi diverte sempre è che questi commenti vengono fatti a voce non così alta da poter dire che siano rivolti decisamente a me, ma neanche così bassa da non farmeli sentire, quel tono di mezzo insomma di chi vuole e non vuole farsi capire. La sala era popolata di altri bimbi piccoli, diciamo range 0-12 mesi, e io ovviamente ero l'unica mamma senza il corteo di accompagnatori; dopo aver giocato a "quanti mesi ha", è partito il secondo coro. Ah sei proprio fortunata a poterlo allattare ancora adesso, ah che fortuna avere il latte, certo che è una bella comodità, mia figlia purtroppo non è stata così fortunata, ...
Finiamo la nostra poppata, ci rivestiamo, rimetto il guerriero nella fascia, raccolgo le mie cose e mi preparo a partire. E vai col secondo coro "Certo che sei fortunata che tuo figlio vuole stare lì dentro, il mio nel marsupio non ci è mai voluto stare, bisogna abituarli da piccoli e bla bla bla".
Saluto cortesemente e insieme alla mia borsa, al piccolo guerriero e alla mia bella dose di fortuna lascio la sala d'attesa e mi dirigo verso casa.
Alle mamme che pensano sia solo questione di fortuna vorrei dire una cosa: è vero, sono stata fortunata, mio figlio si è attaccato subito bene al seno, di ragadi ne ho avute giusto un paio i primi giorni che sono poi guarite in fretta. Però diciamo che la fortuna va anche aiutata: per noi non esistono orari, giorno e notte, la tetta è sempre a disposizione, il ciuccio non sappiamo cosa sia e le poche volte che ho proposto un biberon col mio latte tirato mi sono sentita rispondere con una sonora pernacchia. La fortuna non si aiuta usando ciucci farciti di cose dolci, proponendo tisane a 3 mesi e usando altri metodi per diradare le poppate: meno latte viene chiesto dal bambino e meno ne produrrà la mamma. La fortuna va aiutata anche grazie a persone competenti che nei primi giorni, quelli duri dell'avvio dell'allattamento, sanno darti consigli giusti e aiutarti nei momenti di difficoltà. E poi ci vogliono un po' di sana convinzione e di forza di volontà: se da migliaia di anni tutte le mamme lo fanno lo posso fare anche io, e dai dai dai.
Sulla questione del portare oggettivamente non sono molto preparata, quello che però posso dire è che un bimbo ha bisogno di contenimento e di contatto e quello è un ottimo modo per darglielo. A nessun bambino invece piace essere appeso per i genitali in un marsupio non ergonomico, a voi piacerebbe? Portare i propri figli è un'esperienza bellissima anche per i papà: prima di lanciarsi nella mischia meglio documentarsi per capire come farlo al meglio.
Io la mia fortuna ho cercato di costruirla pezzetto dopo pezzetto, con pazienza e dedicandole del tempo, chiedendo aiuto alle persone che ritenevo giuste in quel momento e facendomi passare sulla testa i giudizi e i commenti di molti.
La prossima volta che vedete una mamma che allatta, una mamma che ha il figlio addormentato nella fascia, una mamma che porta un bimbo sorridente, una mamma serena che fa la spesa con suo figlio, una mamma che consola il proprio figlio, una mamma che cerca di fare la mamma meglio che può, ecco, non pensate che è solo una donna fortunata. La fortuna aiuta gli audaci, non quelli che aspettano che le cose piovano dal cielo.