Visualizzazione post con etichetta nato per leggere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nato per leggere. Mostra tutti i post

mercoledì, ottobre 24, 2018


Sono un verme, verme verminoso... è da una vita che non scrivo niente su queste pagine: il problema grosso è che l'inizio della scuola mi ha un po' travolta tra problemi con le maestre e ripresa del nido del piccolo guerriero con relative crisi di disperazione (che, incrociamo le dita, da un paio di settimane sembrano decisamente migliorate) e non ho avuto particolari ispirazioni, fino a ieri.
Complici la bella giornata e la temperatura mite, ieri pomeriggio dopo l'asilo ho portato i bimbi al giardinetto con la mia taga bike.
Odio i giardinetti super affollati: c'è troppo caos e mi perdo la iena e il guerriero, che, alla fine, è più il tempo che si passano in fila o a litigare per un posto sull'altalena che altro. Ieri per fortuna la situazione era super tranquilla: coppia di nonni con bimba di 3 anni e nonno con bimbo di 5 anni. Il nonno ha fatto 200 foto alla mia bici, il nipotino invece ha giocato con la iena, mentre il guerriero cercava di spiegare alla bimba di 3 anni che il camion del giardinetto è, nello specifico, un camion dei pompieri e non un autobus come voleva fargli credere lei con l'immancabile supporto dalla nonna.
Ad un certo punto è passata di fianco al giardinetto un'allegra comitiva di giovincelli con un neo laureato dotato di apposita corona di alloro. L'ho fatto notare alla iena: "ehi guarda, c'è un altro laureato, ne abbiamo visti tanti anche nei giorni scorsi": tra pochi giorni sarà il turno di una delle mie sorelle quindi lo faccio già entrare nel mood festaiolo. La nonna della bimba mi sente e se ne esce con una battuta tipo "poveri ragazzi, non c'è molto da ridere". Mala tempora currunt, è vero, ma proprio per questo penso che sia indispensabile per le nuove leve rimboccarsi le maniche e farsi largo nel mondo del lavoro, della politica, della società civile: abbiamo davvero bisogno di loro perchè il futuro che mi ha raccontato la piccola iena lunedì sul tram possa realizzarsi. La iena sogna auto coi pannelli solari, treni volanti e nuovi pianeti da scoprire ed esplorare. Addio global warming: il mondo non sarà più inquinato e non si produrranno più rifiuti. Mi sa che siamo davvero all'ultima chiamata perchè i suoi sogni si possano realizzare e lo spirito della nonna di cui sopra non è quello di cui abbiamo bisogno.

Storia Universale (Gianni Rodari)

In principio la Terra era tutta sbagliata,
renderla più abitabile fu una bella faticata.
Per passare i fiumi non c’erano ponti.
Non c’erano sentieri per salire sui monti.

Ti volevi sedere?
Neanche l’ombra di un panchetto.
Cascavi dal sonno?
Non esisteva il letto.

Per non pungersi i piedi, né scarpe né stivali.
Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali.
Per fare una partita non c’erano palloni:
mancava la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni.

Anzi a guardare bene mancava anche la pasta.
Non c’era nulla di niente.
Zero via zero, e basta.

C’erano solo gli uomini, con due braccia per lavorare
e agli errori più grossi si poté rimediare.
Da correggere, però, ne restano ancora tanti:
rimboccatevi le maniche, c’è lavoro per tutti quanti.

sabato, luglio 28, 2018

Ovviamente sto parlando prima di tutto della mia- di eclisse- che ormai da un mese a questa parte non mi faccio più viva su questi schermi. E' stato un mese abbastanza complesso: la fine dell'asilo, una settimana di mare, qualche lavoretto in casa e luglio è volato senza che neanche me ne accorgessi. Avevo promesso alla iena grandi avventure urbane da turisti per Torino e invece ci ritroviamo alla vigilia della partenza per la nostra vacanza a puntate- come dice lei.
Parliamo invece dell'altra eclisse, quella di ieri sera. Il cielo, le stelle, i pianeti, le loro leggi e i loro moti mi hanno sempre affascinata e ieri sera mi sarebbe davvero piaciuto poter osservare la luna in tutte le sue trasformazioni e i suoi colori. Si poteva fare, alle 21,30 eravamo in macchina di ritorno dalla festa dell'asilo del piccolo guerriero e, anzichè puntare dritti verso casa, avremmo potuto allungare il giro e passare dalla collina, fermarci da qualche parte col naso per aria e ripartire verso casa. Invece no, ci siamo detti che, insomma, la luna da casa nostra la vediamo sempre e quindi avremmo potuto vederla anche dal nostro balcone. Appena arrivati a casa ci siamo subito lanciati a caccia della luna, ma più ci guardavamo intorno, più sembrava che il topino se la fosse mangiata davvero. Allora la iena e il guerriero si sono mobilitati, hanno tirato fuori i loro binocoli e costruito un improbabile cannocchiale con un tubo di cartone fissato sul drum pad di mio cognato, hanno preso le loro torce per illuminare il cielo e sul balcone abbiamo continuato la nostra caccia alla luna.
Il tempo passava e della luna rossa nessuna traccia. Mi dicevo che a quell'ora non poteva essere ancora così bassa sull'orizzonte per non vedersi da casa nostra, che doveva essere lì da qualche parte. Si sono fatte così le 22,30 e abbiamo deciso di ritirarci nei nostri appartamenti e di mettere a letto i bimbi. Mentre la iena è crollata come al solito, il guerriero ha continuato a girarsi e rigirarsi nel letto, chiedendo acqua e elargendo sorrisi, fino quasi a mezzanotte. Quando finalmente è crollato mi sono trovata sul letto col programmatore a realizzare che avevo perso la mia unica occasione di assistere a quel raro fenomeno: un'eclissi totale di luna- la più lunga del secolo- in una notte limpidissima d'estate. E lì per lì avrei voluto riavvolgere il nastro e dire al programmatore di allungare il nostro viaggio di ritorno dalla festa dell'asilo e andare a vederla per davvero la luna, perchè non ci potevo davvero credere di aver perso quel treno, di non aver visto neanche per un attimo quella luna che non sarebbe mai più tornata. Il programmatore mi ha detto che non pensava che ci tenessi così tanto e io gli ho risposto che invece non immaginavo che da casa non la riuscissimo a vedere per niente. Ma ormai era inutile piangersi addosso, il tempo era passato, i bimbi dormivano, io ero in pigiama e il meglio ce l'eravamo perso. Questo continuavo a ripetermi, quando il programmatore ha aggiunto una cosa. Mi ha detto che però i bimbi si erano molto divertiti a cercare la luna ed era vero, solo che io, in parte, mi ero persa anche quello, presa com'ero a cercare di capire davvero dove fosse finita la luna.
Era ormai mezzanotte e mezza e avevo già un piede nel letto, quando mi sono detta che no, dovevo vederla questa benedetta luna: ho aperto la porta di casa e in pigiama sono scesa per le scale del condominio per uscire dal portone: doveva essere lì da qualche parte questa luna. Ed eccola lì, non ho neanche dovuto aprire la porta a vetri per uscire sul marciapiede, faceva capolino dalla collina, dove era stata nascosta per tutto il tempo dell'eclissi. Non era più rossa, ma bianchissima, anche se si vedeva ancora una piccola ombra su un lato: incredibile pensare che fosse proprio opera nostra.
Sono andata a letto felice come una bambina la notte di Natale, pensando a tutte le occasioni perse che, sotto sotto, nascondono una scoperta.

E se vi state chiedendo se eclisse sia il termine giusto potete leggere questa nota dell'accademia della crusca; a me piace di più eclissi, ma sono partita usando l'altra variante per riallacciarmi al titolo del post, omaggio alla cantantessa (non sono riuscita a resistere alla tentazione di inserire questa pessima registrazione d'epoca di Help, che nostalgia).


martedì, novembre 22, 2016

Quando una persona nuova entra in casa mia penso resti colpita da tutta una serie di cose che parlano di me, di noi, del tipo di persone che siamo e di cosa ci piace.
Appena si apre la porta di ingresso ci si trova di fronte alla super libreria che abbiamo comprato lo scorso anno, quella della quale vi ho parlato qui, ed è davvero impossibile non notarla. Se poi si avanza verso il tinello si scopre che la casa è strapiena di cose, si capisce che è una casa dove abitano delle persone: oggetti della vita quotidiana si mescolano a piccoli capricci. Il cesto della​ frutta e il calendario che non riescono a nascondere la mia imponente collezione di mug. Il cassetto semitrasparente del mobile ikea sotto la tv che lascia intravedere diversi stampi da dolci in silicone.
L'avventore immaginario noterà sicuramente anche qualche ruzzolo sul pavimento, o qualche ragnatela negli spigoli e capirà che le mie giornate sono piene di tante cose e che la pulizia della casa non è sicuramente il mio cavallo di battaglia.
Lo diceva anche la grafica che faceva bella mostra di se sui mille gadget di Tiger dello scorso mese: home is where your cactus and your heart is. Non è solo il cuore che fa la casa, ma anche il cactus, le nostre passioni e i nostri interessi.
Ieri pomeriggio ho accompagnato la piccola iena alla festicciola di compleanno di una sua compagna dell'asilo; è stata la prima volta e io ero un po' agitata. Come si comporterà? Riuscirò a gestirlo nel vortice di bimbi? E il piccolo guerriero sarà collaborativo? Con che tipo di regalo ci dobbiamo presentare a casa di una bimba che non conosciamo? Ovviamente tutte le mie mille domande si sono sciolte come un ghiacciolo a ferragosto appena abbiamo varcato la soglia della casa della festeggiata.
E' la sua la casa senza libri: una casa completamente vuota. Nel salotto c'erano due divani e qualche sedia, un mobiletto con una tv piccolissima se valutiamo la distanza alla quale andava vista. Sotto la tv un paio di scaffali di libri per bambini senza nessun titolo di rilievo o particolarmente noto: sembravano libri scelti a caso dallo scaffale del supermercato. Un mobiletto per il pc corredato di pc decisamente obsoleto, un orologio a cucù in chiave moderna appeso alla parete. Pareti gialle e mobili bianchi in cucina: quale persona che intende vivere la propria cucina se la sceglie laccata bianca? (Ale so che stai leggendo, ma tu, appunto, la usi per lessare della verdura e poco altro :-)).
Ma la cosa che sicuramente mi ha fatto più effetto è stata quella che dà il titolo al post: era una casa senza libri. Se togliamo quell'angolo con qualche libro per bambini era il nulla cosmico. Un paio di guide turistiche del piemonte e delle langhe, qualche libro sul Torino e la fede granata, uno sull'orto sul terrazzo e basta.
Si capisce molto dalla libreria di una casa: se non conosci i proprietari puoi farti un'idea del tipo di persone che sono, quali sono i loro interessi e le cose che gli piacciono. Due anni fa a capodanno siamo andati insieme ad una coppia di amici a casa di altri loro amici che noi non conoscevamo: di quella casa ricordo una libreria enorme, altissima, che raccoglieva non solo libri ma anche intere annate di riviste, cataloghi. Tutta una vita.
La casa della compagna di asilo della piccola iena era vuota in tutti i sensi: mancavano i libri, mancavano gli oggetti, mancava la vita dentro la casa. E tutti questi bimbi che sono arrivati all'improvviso a fare fracasso e giocare forse per qualche ora l'hanno resa più viva, più vera. La festicciola è durata un paio d'ore, il momento top del pomeriggio è stato ovviamente il taglio della torta. Io stavo allattando il piccolo guerriero sul divano e intanto la piccola iena, in cucina, stava facendo piangere la festeggiata perchè continuava a spegnere le candeline sulla torta. Ho scelto un regalo abbastanza neutro, un gioco che ha anche la piccola iena e mi sembra sia stato apprezzato. Ad un certo punto avevo pensato ad un libro, poi ho cambiato idea. Alla prossima festicciola ci presenteremo con un libro, sperando che non finisca morto di solitudine su uno scaffale.

lunedì, ottobre 10, 2016

Il mondo delle canzoni per i bimbi per me resta un mistero assoluto: perché sotto una certa età si devono ascoltare solo canzoni appositamente partorite? Il più delle volte si tratta di testi tremendi su melodie tutte simili tra loro e nella mia mente si accende inevitabilmente il ricordo dello Zecchino d'oro e del piccolo coro dell'antoniano che, su ogni canzone in gara, si muoveva molleggiando sulle ginocchia allo stesso ritmo.
Come avrete facilmente intuito da questo cappello introduttivo, la piccola iena in realtà ascolta di tutto: cerchiamo giusto di evitare le canzoni che contengano parole che un bambino di tre anni e mezzo è meglio non ripeta a sproposito e ormai abbiamo capito che è diventato pericoloso. Le sue hit del momento sono "Ti sembra normale" di Max Gazzè e "Il mostro" di Samuele Bersani, che ha anche riscritto di recente mettendoci al posto del mostro uno squalo, perché, ha detto, esistono anche degli squali buoni che hanno paura. Ovviamente non mi aspetto che a tre anni e mezzo comprenda perfettamente cosa sta cantando, però impara un sacco di termini nuovi e sonorità diverse.
Tuttavia, nel desolante panorama della musica per l'infanzia, abbiamo trovato una cosa che davvero ci è piaciuta ed è questo libro qua che abbiamo preso per caso in biblioteca, guidati soprattutto dal titolo curioso.
Il libro in realtà contiene i testi delle canzoni che si trovano sul cd abbinato e, se dovete fare un regalo ad un bimbo che ascolta la musica, ve lo consiglio caldamente.
Le canzoni sono tutte diverse musicalmente parlando, alcune lente, alcune veloci, con sonorità che abbracciano diversi generi musicali e i testi sono carinissimi (potete leggerne alcuni nella scheda del libro che ho inserito nel link qualche riga sopra).
In realtà non era di questo che volevo parlarvi, o meglio non solo. La nostra casa ormai è invasa dalle belle bestie: ci siamo barricati tra queste 4 mura per evitare l'invasione delle cimici. Le vedi alla finestra appoggiate al vetro, basta un attimo di distrazione e te le ritrovi in orbita attorno al lampadario. Stendi i panni sul balcone approfittando delle ultime giornate di sole prima del grande freddo e ti ritrovi nel cesto del bucato più animali che calzini asciutti.
Ti viene proprio da pensare "che animali inutili", ma all'inutilità non c'è mai fine. E lo scopri solo nel momento in cui ti accorgi che l'intestino di tuo figlio treenne è stato colonizzato dagli ossiuri. Ti verrebbe voglia di piangere e passare col lanciafiamme tutta la casa, soprattutto alla luce di quanto ho già spiegato qua. Passi le tue giornate a lavarti le mani e speri di non aver tralasciato qualche superficie sulla quale potrebbe essersi forse eventualmente appoggiato un maledettissimo uovo di verme. Io la mia proposta al marito l'ho fatta: al momento della scoperta bisognerebbe brindare col vermox e scappare di casa, salvo rientrare due settimane dopo, a uova ormai morte ed ecco l'epidemia debellata in modo naturale, senza sprechi di candeggina e kilowatt di svaporamenti. E invece no, aspettiamo qui pazienti le prossime due settimane, nella speranza di non trovare inquilini indesiderati nel pannolino del piccolo guerriero, l'unico della famiglia che, per ovvi motivi, non ha potuto beneficiare della magica medicina.


Tutto nudo senza ossa, senza crosta, molle, inerme
chi è più tenero, chi è più tenero, chi è più tenero di un verme?

domenica, maggio 29, 2016

Lo so, avevo già usato questo titolo per la neve, scopiazzandolo da un libro che ha come protagonisti i due fratellini Charlie&Lola, ma non sono riuscita a resistere alla tentazione.
La piccola iena andrà alla scuola materna a settembre e, per ora, frequenta un micronido 3 giorni alla settimana; perché non dal lunedì al venerdì? Perché io tanto sono a casa e mi dispiaceva portarlo tutti i giorni, per avere comunque del tempo da passare insieme e comunque anche per limitare il costo dell'asilo.
Alla sera, quando va a letto, chiedo sempre alla iena "Allora cosa fanno domani Samumamma?" e lui mi dice sempre "all'asilo", perché adesso che ha messo insieme una bella cricca di compagni con cui si trova bene ci va davvero volentieri e, in linea con i suoi interessi, li ha tutti assoldati nella sua band. Con le costruzioni montano i sitar, fanno batterie e si mettono a fare concerti, per la gioia delle educatrici :-) Sono contenta che si trovi così bene e un po' mi dispiace che l'anno prossimo si troverà in un ambiente nuovo, con altri bimbi, ma penso che sia più una preoccupazione mia che sua.
Comunque, torniamo a noi.
Giovedì sera gli ho detto che l'indomani non sarebbe andato all'asilo e che avremmo potuto organizzare qualcosa di carino, magari un pic nic urbano. Si deve essere addormentato con questo pensiero fisso perché nella notte si è svegliato due volte al grido "facciamo colazione, è ora di alzarsi", poi è venuto nel lettone alle 6,40 mentre mio marito si stava preparando per uscire e ha subito iniziato a chiedere notizie del risveglio e della colazione. Quando poi ci siamo effettivamente alzati e colazionati gli ho chiesto se voleva andare a fare il pic nic e lui è esploso, ha iniziato a saltare per tutta la casa, a dire che voleva togliersi il pigiama (di solito è sempre una lotta!) e che voleva uscire. Voleva aiutarmi a preparare il pranzo, lo zainetto, voleva anche il suo zainetto personale e per un'oretta, mentre io mi sono messa ad allestire il necessario, è stata davvero dura trattenere il suo entusiasmo.
Per fare un pic nic con una piccola iena basta poco: una coperta, due piatti, due forchette, acqua e bicchieri, una scatola di pasta con i pomodorini e il pesto, una scatoletta di cetrioli in pinzimonio e qualche albicocca. Ospiti speciali dello zainetto: i librini di Charlie&Lola e l'elica da fare volare.
Alle 11 eravamo pronti per uscire e, davanti alla porta, la iena mi ha confidato che il pic nic è la sua cosa preferita :-) Appena siamo arrivati sul marciapiede ha iniziato a saltellare come un grillo e ad urlare yuppi yuppi. Abbiamo aspettato il bus e siamo poi scesi davanti a Torino Esposizioni; da lì ci siamo incamminati attraverso il giardino roccioso (aka il bosco frondoso del Gruffalò), siamo andati a vedere le anatre nel laghetto e i cavalli della Polizia, per poi approdare al solito prato di fronte all'Imbarchino, dove andavo sempre anche quando la iena era piccola piccola.
Con sua somma gioia abbiamo steso la coperta, tolto le scarpe e apparecchiato il tutto e lì la iena ha iniziato a ripetermi a macchinetta "sarà un pic nic bellissimo" :-) Abbiamo mangiato le cose che avevo preparato a casa e la iena poi voleva rotolare nel prato insieme ad alcuni bimbi di una scolaresca in gita. Ho cercato di dissuaderlo perchè non mi sembrava il caso, così abbiamo tirato fuori i librini e abbiamo letto insieme, poi però è voluto andare a correre coi bimbi e non sono più riuscita a trattenerlo. L'ho riportato alla casa base con la scusa dell'elica da lanciare in aria e la iena ha suscitato le risate delle due studentesse vicine a noi dicendo qualcosa tipo "tu non sei capace, faccio da solo" quando gli ho proposto di farmi provare a lanciarla in aria.
Verso le 13 abbiamo sparecchiato la nostra coperta, raccolto e buttato i rifiuti e ci siamo diretti verso Corso Vittorio per concludere la bella esperienza con un gelatino :-) Usato sicuro anche in questo caso: siamo andati da Alberto Marchetti. Nota di merito: per la iena mi hanno fatto una coppetta da 1,50 pur avendo chiesto due gusti (cioccolato e yogurt per la cronaca, ormai vuole sempre questi), prima volta che mi capita.
Al prossimo pic nic urbano!

domenica, aprile 24, 2016

Chissà che cosa sogna quando dorme un gufetto...
forse un volo notturno nel silenzio perfetto.
Così recita il finale di questo libro coi buchi che tanto piace alla piccola iena; ogni volta che lo leggiamo non riesco a non pensare a chissà cosa sogna lei quando dorme.
Adesso a volte glielo chiedo e risponde sempre qualcosa, ma chissà se ha ben chiaro il concetto di sogno o se spara cose a caso.
Fatto sta che in questi giorni di riposo in Romagna stiamo dormendo a casa di una delle mie sorelle secondo questa formazione: mia sorella e mio cognato sul divano, io e mio marito nel loro letto e la iena nel suo bellissimo lettino gonfiabile sul quale magari scriverò un post a breve.
Stamattina alle 5 io mi stavo rotolando nel letto pensando alla deliziosa torta del baby shower a sorpresa organizzato ieri dalle mie sorelle e sento che anche la iena si sta rotolando nel suo lettino. Ad un certo punto dice "tracolla", smette di rotolare e riprende a ciucciare il ciuccio col ritmo tipico della nanna.
Ecco svelato il mistero dei sogni della iena wannabe a rock star :-)

giovedì, marzo 17, 2016


Quando da Tiger ho visto il sacchettino di semini di ravanello non ho saputo resistere e finalmente, dopo averne letto per mesi, li abbiamo piantati in alcuni vasetti che, per adesso, sono stati sistemati sul davanzale della finestra della piccola iena.
Appena la neve che vedete sullo sfondo si sarà sciolta e la primavera deciderà di arrivare per davvero magari li pianteremo sul balcone.
Ne avevo parlato qui, quando ho raccontato dell'attesa e del libro del bimbo ravanello.
Quello che nel libro non traspariva era la breve attesa tra la piantumazione e il germoglio: questi semini sono lì da una settimana o poco più e già sono piccole piantine. E' vero che ci sono attese infinite e attese che passano in un attimo, ma ci sono anche attese che sorprendono. Ieri c'era un vaso di terra e oggi c'è già un germoglio.
Ieri era una giornata normale in cui fare progetti normali, venerdì sera a teatro e sabato a milano alla fiera, e oggi invece sei sul divano della casa dove sei cresciuta, circondata dalla tua famiglia, ancora una volta in attesa. Per lo stesso motivo di allora, solo che questa volta la sorella sul lettino sarà un'altra.
Impossibile non chiedersi se è un caso, impossibile non pensare "siamo ancora qui, come 6 mesi fa". Impossibile non pensare, almeno per me, che l'ultima volta che ho vissuto tutto questo il mio bimbo si stava attaccando a me per iniziare la sua crescita esponenziale. E adesso eccoci di nuovo qua tutti insieme ad aspettare e ad esercitare di nuovo la virtù della pazienza. Perchè ci vogliono 9 mesi perchè arrivi un fratellino, 1 anno perchè ritorni il compleanno, 3 stagioni perchè sia di nuovo estate e poi si aspetta che torni il babbo dall'ufficio, si aspetta che arrivi il fine settimana, si aspetta che inizi una festa, che sia pronto il pranzo e che arrivi il bus. E poi si aspetta di nuovo che passino la notte e il giorno dopo per tornare quella che ero solo 48 ore fa.

mercoledì, marzo 16, 2016

La domanda ovviamente non ha una risposta univoca, basti pensare a quello che è successo di recente a Bologna: l'arte che era per tutti è stata cancellata dall'autore stesso prima che diventasse arte per pochi. Chi ha ragione e chi ha torto? Il dibattito è sicuramente interessante, ma non è di questo che vorrei parlarvi oggi. O meglio non direttamente di questo.
Di arte, cultura e piccola iena avevo già parlato qui in termini entusiastici: alla mia prima visita al museo Egizio 2.0 avevo trovato perfino la baby toilet!
Ieri mattina avrei dovuto portare la piccola iena all'asilo, ma ci siamo svegliati tardi e così ho dovuto ripiegare su altro: era una bella giornata di sole e di stare in casa non se ne parlava, così ho pensato di approfittarne per andare a vedere la mostra "Matisse e il suo tempo" a Palazzo Chiablese.
Siamo usciti tardi come al solito, abbiamo preso il bus e poi il tram, siamo scesi dietro ai giardini reali e ci siamo fatti una bella passeggiata risalendo da Viale dei Partigiani per arrivare su Piazza Castello, potendo osservare da vicino tanti luoghi che avevamo di recente visto sulle pagine del libro "Pimpa va a Torino" che tanto gli piace.
Arrivati alla mostra facciamo il biglietto, andiamo al guardaroba a posare le giacche e ci lanciamo tra i quadri. La premessa è ovviamente la seguente: da un bambino di tre anni non mi aspetto niente di diverso da una passeggiata nelle sale, una roba da 20/30 minuti al massimo. Niente pannelli da leggere, niente audioguide, solo un giro tra i quadri parlando un po' con la iena, facendogli osservare cose che penso gli possano piacere e ascoltando quello che ha da dire. E questa volta da dire ce n'era, soprattutto perchè c'era un quadro dal titolo "Chitarra" che rappresentava, a sua detta, una chitarra tutta spezzata :-) La cosa l'ha entusiasmato talmente tanto che gli ho detto che se al bookshop avessero avuto una riproduzione su cartolina ce la saremmo comprata.
Alla fine del giro, come insegna anche Banksy, siamo passati dallo shop, ma purtroppo della chitarra di cui sopra non ve ne era traccia e la iena si è un po' risentita... Poco male: abbiamo scelto un'altra riproduzione sempre con chitarra, anche se si trattava di un quadro di Matisse che non era in mostra. Paghiamo e io ovviamente dovevo andare in bagno; quando però decido, mannaggiammmme, di asciugarmi le mani con l'aria calda lui esplode. Lo faceva spesso quando era più piccolo, ma era da mesi che ormai non succedeva più e questo, unito a tante altre piccole cose che magari si erano sommate, ha fatto sì che iniziasse uno dei suoi pianti disperati. Arriviamo davanti agli armadietti per riprendere le nostre cose e uscire as soon as possible e si avvicina la solita pensionata che non sa farsi i fatti propri.
Prima dice qualcosa del tipo "perchè piangi" e la iena, come spesso accade in questi casi, alza il tiro. Gli farò una maglietta con la scritta "se sto piangendo e non siete mia madre o mio padre fatevi i fatti vostri". La signora, invece di girare i tacchi e andarsene, alza il tiro pure lei e inizia ad urlare che quello non è un posto dove si urla, che non è neanche un posto per bambini e non sapeva neanche perchè ci avevano fatti entrare; poi mi guarda con sguardo acido e mi spiega che il bimbo ha fame e sonno e che non è posto per noi. Io ho cercato di chiamare a raccolta tutta la pazienza che avevo in corpo e non solo non l'ho mandata a quel paese, ma non l'ho proprio calcolata e lei ci deve essere rimasta male perchè se n'è andata subito. Al suo posto sono arrivate due gentilissime ragazze addette alle sale che ci avevano visto durante la visita che, con un sorriso, si sono avvicinate alla iena chiedendole cosa fosse successo, visto che nelle sale era stato così bravo. Miracolo, ha smesso di piangere, e ha iniziato a raccontare della chitarra spezzata e di come la mamma avesse detto che a casa l'avremmo cercata sul computer visto che lì la cartolina non c'era. E la ragazza che distribuiva le audioguide, che aveva assistito alla scena precedente, ha detto una cosa del tipo che la signora non doveva intromettersi.
Quindi mi chiedo, cara signora, se l'arte non è per noi, cosa lo è? L'area giochi del centro commerciale va bene? Un bar, un ristorante forse sono già border line... il giardinetto? O neanche lì possiamo urlare in pace? Per strada, sul bus, sul treno? Possiamo posare i nostri nobili culoni sul sedile accanto al suo o ha paura che potremmo disturbare? Signora mia, le comunico che un bambino di tre anni a volte piange apparentemente senza motivo, ma le assicuro che non lo lascio morire di fame: abbiamo pranzato, come nostro solito, sul tardi, verso le 13,30 senza spargimenti di sangue e di lacrime e per quanto riguarda la nanna, sì, abbiamo fatto anche quella, alle 15,30, come spesso accade. Conosco mio figlio, conosco i suoi ritmi e le nostre giornate e le assicuro che non ho bisogno di consigli non richiesti su come comportarmi.
Ah, le comunico anche che i più grandi musei del mondo hanno programmi per bambini, scuole dell'infanzia che vanno in visita, baby toilet e nessuno si è mai sognato di dire che quelli non sono posti per loro. Perchè anche un bambino di tre anni ha il suo stesso diritto di godere della bellezza, anche se ovviamente lo farà a modo suo. Quindi, cara signora, non le permetto di dire a me e a mio figlio che una mostra di quadri non è un posto per noi, perchè dovrebbe essere un posto per tutti, non si è mai troppo piccoli per imparare ad apprezzare le cose belle. E io lo faccio molto volentieri perchè anche la iena sembra apprezzare, altrimenti non mi spiegherei come mai ieri pomeriggio, appena mio marito è entrato in casa, lui gli abbia voluto raccontare della chitarra spezzata e l'abbia obbligato a cercare le immagini sul pc.
Devo ammettere che in questi tre anni, soprattutto quando la iena era appena nata, ho sempre ricevuto opinioni e pareri non richiesti da parte di estranei che la sapevano lunga in materia di gestione di bambini, però mi sono sempre fatta scivolare sopra le cose.
Stavolta ci sono rimasta davvero male per il pensiero di fondo della signora, che probabilmente è lo stesso di migliaia di altre persone, ossia che i bambini devono stare coi loro simili nei loro ghetti in modo che, possibilmente, rompano poco le scatole.
Io invece penso che i bambini siano cittadini del mondo e, come tali, possano stare al giardinetto a giocare e a divertirsi, ma anche a passeggio tra le sale di un museo. E sì, può capitare che piangano, ma le assicuro, cara signora, che nessuna mamma gode intimamente nel sentire il proprio figlio che urla per un motivo assolutamente inspiegabile e che, verosimilmente, disturba.
La rassicuro anche su un'ultima cosa, cara signora: non avrei mai permesso che disturbasse la sua visita alla mostra, non trascinerei mai un bambino in lacrime per le sale di un museo. Quando organizzo le nostre gitarelle da turisti in città cerco sempre di portarlo in posti che gli possano piacere e, se vedo che non funziona, sicuramente non mi intestardisco: se quel giorno non gli vanno a genio i quadri, ma vorrebbe lo scivolo si cambia programma al volo e grazie al mio Abbonamento Musei posso permettermi di farlo senza troppi dispiaceri.
Le comunico infine i nostri prossimi spostamenti, con la speranza di non incontrarla mai più sulla mia strada perchè non so se riuscirei a stare zitta di nuovo: la mostra "Il Nilo a Pompei" al Museo Egizio, le fotografie di National Geographic a Palazzo Madama e i neo restaurati appartamenti reali a Venaria.
Cosa mi auguro per il futuro? Che mio figlio cresca con la curiosità di conoscere il mondo in tutte le sue sfaccettature, che ami le arti in tutte le sue forme e che continui ad apprezzare i prodotti dell'ingegno umano come fa adesso. E che continui ad avere negli occhi la stessa curiosità con la quale adesso guarda il mondo.
Sono tante cose, lo so, ma sono e rimango un'inguaribile ottimista, anche e soprattutto dopo aver incrociato la mia strada con quella di signore così.

martedì, febbraio 16, 2016

Mi ero ripromessa di essere un po' più costante col blog e invece sono ormai due settimane che non scrivo niente :-( e non ho neanche un post in bozza degno di essere pubblicato, insomma è un periodo abbastanza spento...
Appena avrò un po' di tempo e di ispirazione vi racconterò dell'iscrizione della piccola iena alla scuola materna e di come una cosa che nella mia testa doveva essere normale e filare liscia come l'olio invece si sta rivelando una specie di riffa dalla quale ho come l'impressione che non usciremo vincenti.
La triste realtà di queste ultime due settimane è che sono ufficialmente a dieta: all'ultima visita col ginecologo (sul quale un giorno forse scriverò un post) avevo preso un po' troppo peso tutto assieme e così ho vinto una visita col dietista e tutto il resto.
Se vi dicessi che vado a letto con la fame mentirei spudoratamente perchè non è vero, però passo le mie giornate a guardare Alice e a chiedermi se e quando mai potrò mangiarmi un piatto di pasta senza pensieri :-) Devo ammettere che finora rinunciare alle cose dolci non mi sta pesando più di tanto, mentre il pensiero di tutte le cose salate che ho sempre mangiato, ma che ora non posso più mangiare, a volte mi tormenta :-D
Quindi, per esorcizzare queste giornate passate a pulire della frutta e della verdura, le uniche cose che posso mangiare senza troppi patemi d'animo, ho pensato di farvi due top 5, perchè bisogna sempre pensare a tutte e due le facce della medaglia. Le scoperte di queste ultime due settimane e i cibi in cima ai miei pensieri.
Partiamo dalle cose belle, le 5 cose che ho scoperto, rigorosamente in ordine sparso:
- la colazione a base di frutta, orzo soffiato e frutta secca: è un po' brigosa da preparare, però dà molta soddisfazione e mi permette di essere ben attiva durante la mattinata, senza appesantire
- il pesce a vapore: mi è sempre piaciuto, condito solo con succo di limone e un filo d'olio, però l'ho sempre cucinato poco perchè si impuzza tutta casa, ma devo dire che è davvero buono
- la frutta la sera dopo cena: in un momento in cui ho sempre avuto voglia di qualcosa di dolce (voglia che, ci tengo a specificare, non soddisfacevo quasi mai) ho scoperto che mangiare una mela o un kiwi può essere piacevole
- la frutta secca: non l'ho mai mangiata se escludiamo i pistacchi durante le sessioni di Dungeons&Dragons quando ancora ero una pischella, ma mandorle e noci non sono niente male, soprattutto in accoppiata con la frutta fresca al mattino
- le uova: le ho sempre snobbate e invece la sera delle uova è festa grande :-) devo dire che anche cotte così in padella senza olio sono buone :-)
Ecco ora veniamo alle dolenti note... cosa mi manca di più, sempre in ordine sparso. Prima però vorrei fare una premessa: questo elenco sarà fortemente influenzato dal fatto che, sapere di non poter mangiare certe cose, me le fa desiderare all'ennesima potenza. Per dire, non è che mangiassi gorgonzola tutti i giorni (e neanche tutti i mesi per essere precisa...), ma sapere di non poterlo avvicinare mi fa venire voglia di divorarne una forma intera, per intenderci.
- la pasta: non siamo abituati a mangiarla spesso e quando la facciamo solitamente è un piatto unico al quale abbiniamo giusto della verdura, però mi manca. E mi manca soprattutto il mio confort food del pranzo: 60g di stelline scolate con una fetta di prosciutto cotto sbriciolato e un cucchiaio di ricotta. Provate per credere.
- il formaggio: ecco, questo invece lo mangiavo abbastanza, soprattutto mozzarella, stracchino e affini. Adesso che posso concedermi lo stracchino una sera alla settimana e basta mi sale un po' di tristezza...
- la pizza: una volta alla settimana di solito la mangiavo, preferibilmente bianca, mentre adesso me la posso concedere ogni due settimane, possibilmente non intera, vegetariana con poca mozzarella e senza patate. C'è qualcosa di più triste? Non credo...
- i biscotti bagnati nel te: ne mangiavo giusto due a colazione, ma quell'effetto molliccio e caldino mi manca... e non l'avrei mai detto
- le patatine fritte. E cosa ve lo dico a fare. Anzi, le patate in generale... anche queste non è che le mangiassi tutti i giorni, anzi... però sapere di non poterle avvicinare ovviamente me le fa sognare di notte :-D

L'importante è farci due risate sopra dai... lunedì, dopo un venerdì a cena da amici e un fine settimana dai miei genitori, l'ardua sentenza della dietista. E speriamo bene. Più di così davvero non saprei cosa fare, giusto pane e acqua con poco pane.

Ah, il titolo del post arriva dritto dritto da qui, uno dei preferiti della piccola iena insieme al suo gemello delle filastrocche da bere.

martedì, gennaio 26, 2016


Oggi vorrei raccontarvi qualcosa del libro che ho scelto come tag per i post sulla mia gravidanza: il pancione della mamma, di Jo Witek, tradotto da A. Marcigliano ed edito da Gallucci. Vi piace eh? Sembra tanto carino... bè è in ristampa ormai da alcuni mesi ed è impossibile recuperarlo, se non in biblioteca. E anche qui, parliamone. La copia a disposizione della biblioteca dove vado di solito con la piccola iena doveva rientrare il 3 dicembre, ma voi l'avete più vista? A chi non piacerebbe mettere le mani aggggratis su un libro in ristampa?
Quando finalmente sono riuscita a farlo arrivare da un'altra biblioteca della cintura di Torino e a metterci le mani sopra sono rimasta un po' delusa, lo ammetto. Ho aspettato così tanto prima di poterlo sfogliare che chissà cosa mi aspettavo! Però la prima lettura con la piccola iena mi ha fatto capire per l'ennesima volta che adulti e bambini hanno due sensibilità completamente diverse. Lo adora e adesso non so bene come faremo l'8 febbraio a riportarlo indietro, ma giuro che lo farò, per dare la possibilità ad altri bimbi di poterlo leggere insieme alle loro mamme panciute.
E' molto poetico, sono i pensieri di una bimba che osserva la pancia della mamma crescere e attraverso le finestrelle si può anche vedere il bimbo dentro che diventa sempre più grande.
All'inizio della gravidanza ero un po' spaventata da come l'avrebbe presa la iena, dopo praticamente 3 anni di esclusiva e tanto tempo e tante attenzioni tutte per lui e che adesso si troverà a dover dividere con un altro esserino. Così, vista la sua passione per i libri, ho subito pensato di cercare qualcosa sull'argomento da leggere insieme e parallelamente qualcosa per me. Io ho scelto "Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina" di Giorgia Cozza, edito da Il leone verde. Non l'ho finito, ad una trentina di pagine dalla fine mi ero un po' stancata di leggere sempre sostanzialmente le stesse cose. Interessanti, per carità, però sempre le stesse, dette magari in modo un po' diverso, ma mi aspettavo qualcosa di più.
Per lui invece abbiamo ripiegato su "E' in arrivo un bambino" di John Burningham ed Helen Oxenbury, tradotto da Duccio Viani ed edito da Motta junior. Anche in questo caso io sono rimasta perplessa, mentre la iena ha voluto leggerlo a ripetizione per settimane e ancora adesso ogni tanto lo chiede.
Pensavo che non avrebbe capito bene cosa stava succedendo finché la pancia non sarebbe stata evidente e magari avrebbe potuto sentirlo calciare o muoversi, ma mi ha ancora una volta stupita. Credo che abbia più o meno capito, ovviamente non si rende ben conto di cosa vorrà dire l'arrivo di un bimbo, ma sa che nella pancia della mamma c'è un fratellinosorellina che cresce.
Oggi sono andata a fare la morfologica e, al ritorno a casa, gli ho fatto vedere le foto, in una si vede bene il profilo della testa e della colonna vertebrale. Mi è sembrato contento e alla fine ha detto che quando esce il fratellino dalla pancia della mamma ci entra samu. Ecco, magari c'è ancora un po' da lavorare :-)

domenica, gennaio 03, 2016

Come si formano i gusti di una piccola iena? Me lo chiedo spesso, soprattutto quando vedo giocare vicini mio nipote e la iena, poche ore di differenza alla nascita e anni luce di distanza adesso che hanno quasi 3 anni.
Mio nipote adora tutto ciò che va su ruote, in particolare i camion, costruisce garages, mette in fila macchinine ed elicotteri, ha una nave pirata. Ha iniziato a parlare piuttosto presto e adesso lo fa davvero bene, è molto fisico, salta e corre, cammina da quando aveva 10 mesi.
Ecco, la mia iena è l'esatto contrario e, se una volta quando li vedevo vicini pensavo di aver dato alla luce il principe dei cretini, adesso ho capito che sono solo molto diversi, ma non mi è ancora chiaro quanto ci sia di caratteriale e quanto contino invece le proposte dei genitori. Non saprei dirvi bene neanche io come tutto è iniziato, forse è colpa nostra che l'abbiamo portato a sentire i Persiana Jones quando aveva 4 mesi, ma la iena ha sempre mostrato uno spiccato interesse per la musica.
Il suo giocattolo preferito è una chitarra rossa di legno, regalo dello scorso natale: ogni mattina quando si alza la cerca ed è la prima cosa sulla quale si lancia quando rientriamo a casa. Mentre aspettiamo l'autobus per tornare dall'asilo e io gli dico "samu, si vedono gli occhietti del seisette, lo chiami tu?", lui parte col nastro "Seiseeetteeee, ci porti a casa a Torino dalla chitarra rossa?". Dopo la chitarra sono arrivati tanti altri strumenti musicali più o meno rumorosi, registratori, batteria (ha giusto finito di distruggere l'ultimo pezzo rimasto la scorsa settimana) e una delle sue attività preferite è specchiarsi mentre si atteggia suonando uno qualsiasi degli strumenti a sua disposizione. Conosce un sacco di termini tecnici perché, ormai più di un anno fa, nella libreria di mio marito ha rinvenuto questo libro (e viste le condizioni in cui versa la nostra copia spero che il prezzo di 70 euro proposto da quel venditore Amazon sia uno scherzo...). Il libro delle chitarre. L'ha distrutto a forza di sfogliarlo, ha studiato le pose di Chuck Berry, gli accordi e tutte le varie tipologie di chitarre, pretende che gli si leggano pagine e pagine di amplificatori e simili e ormai è diventato un esperto del settore. I concerti sono il massimo della vita, dal vivo ne abbiamo visti diversi insieme e anche su iuiutub ne abbiamo passati parecchi. Insomma, è una piccola iena musicale e tutti ci dicono che dovremmo fare qualcosa per assecondare questa sua passione perché suona, canta e da poco ha iniziato anche ad andare a tempo mentre canta e suona insieme (ovvio che suona a caso, ma almeno tenendo il tempo); ci stiamo lavorando, appena avremo capito cosa offre la scena locale lo iscriveremo ad un corso di musica che però sia una cosa prima di tutto divertente e giocosa, non lo vogliamo far diventare un bimbo dell'accademia Suzuki ecco.
Il giorno di Natale abbiamo pranzato a casa dei miei zii e, dopo la tradizionale apertura dei regali, mio zio ha ben pensato di mostrarci il suo regalo di Natale direttamente sulla tv collegata ad un super impianto audio regolato ad un volume da lite condominiale. Un concertone dei Pink Floyd.
Il resto è come se l'avessi già scritto vero? Mentre noi nipoti, con una scusa o l'altra, ci siamo dati alla macchia, la iena è rimasta lì sulla sedia, ipnotizzata dalla tv e dal concerto del muro, la chitarra sul muro, le luci, i martelli che camminano e chi più ne ha più ne metta. Continua a parlarne ancora adesso, vuole che gli disegni il muro, vuole rivederlo su iuiutub, ...
Ma l'apice l'abbiamo raggiunto ieri mattina: stava giocando nella sua cameretta mentre io avevo ancora gli occhi cisposi e stavo cercando di svegliarmi con mezzo litro di te al tavolo della cucina. Lo sento arrivare di corsa nel tinello. Appoggia per terra una scatola di lego duplo, mi guarda e dice "vuoi fare* il muro dei pic floi". Mi va di traverso il te e penso che l'abbiamo perso.

Tornando invece su un piano più culturale vi segnalo che per Natale gli abbiamo fatto avere anche un libro che sta letteralmente adorando, l'abbiamo già letto un milione di volte e penso che la situazione potrà solo peggiorare :-) Prima della prima. L'orchestra si veste, di K. Kuskin e M. Simont, tradotto da S. Ragusa e pubblicato in italia da Terre di Mezzo. Si tratta di un libro illustrato uscito negli USA nel 1982 e inedito in Italia fino a questa primavera, ha vinto anche diversi premi per la letteratura dell'infanzia, tutti meritatissimi. La pagina di Amazon lo consiglia a partire da 5 anni, ma non è mai troppo presto per seguire le gesta di 105 musicisti che si preparano per un concerto: chi fa il bagno, chi la doccia, chi si asciuga in piedi e chi seduto, chi usa il borotalco, chi si spunta la barba, ... insomma scopritelo voi.

*non siamo ancora riusciti a far capire alla iena che lui è io e non tu e che quando vuole dire qualcosa lo deve fare in prima persona e non in seconda. Per adesso quindi o vuoi fare o Samu vuole, io non esiste!

venerdì, gennaio 01, 2016

C'è questo libro di Charlie&Lola che ha il titolo del post: Lola ha sentito alla tv che nevicherà e non si stacca più dalla finestra finché non vede i primi fiocchi che cadono. E a quel punto inizia a dire al fratellino che devono andare fuori a giocare, ma è mezzanotte e per terra ancora non c'è neve per giocare, così lui la convince a tornare a letto e la mattina dopo tira giù tutta la famiglia dal letto perché vuole andare al parco a giocare. Tranquilli, non vi voglio rovinare la sorpresa, non vi racconterò come va a finire, potete leggerlo o guardarvela qua sotto.


Anche l'omino delle previsioni del tempo di qui dice che domani nevica, ma io non so bene se crederci o no. Non ho intenzione di aspettare alla finestra tutta la notte, anche perché pare che inizierà domani in tarda mattinata e sinceramente non credo di poter vegliare per ore in attesa della neve.
Questo nuovo anno è iniziato in modo davvero singolare, i miei genitori sono partiti alla volta della Lombardia per una breve fuga in solitaria, loro che erano soliti preparare cenoni luculliani per decine di invitati, noi siamo stati a cena da una coppia di amici e abbiamo scoperto solo adesso di aver stappato lo spumante con un minuto di anticipo, vatti a fidare della tv e oggi, dopo il pranzo a casa di amici, sia io che mio marito volevamo solo collassare sul divano morti di sonno. Sono le 21.30 del primo gennaio, la piccola iena dorme da un'ora (il salto del pisolino pomeridiano è sempre fatale), mio marito da mezz'ora e io ho dormito prima di cena e adesso sto guardando in tv l'ennesima replica di Grey's Anatomy. C'è la puntata della voragine.
Alla luce di queste premesse cosa posso attendere per domani, oltre alla neve? Che gli uomini di casa si riprendano, questo è sicuro. Alla iena basterà una bella notte di sonno, a mio marito non so, ormai sono 2 mesi che ne ha sempre una, tra placche, raffreddore e stomaco in subbuglio quasi non lo riconosco più: da domani quindi mi piacerebbe ritrovarlo in salute.
Lola adora la neve e vorrebbe averla tutti i giorni, allora Charlie le spiega che se ci fosse sempre la neve farebbe freddo, non potrebbe andare al mare o indossare il suo vestito a righe preferito. E' proprio vero: quando succede qualcosa che ci piace vorremmo non finisse mai e invece deve finire perché altrimenti non potremmo goderci le giornate di sole e il vestito a righe.
Quando passiamo una bella giornata vorremmo che tutta la vita fosse così e invece non può e non deve essere così, perché ci abitueremmo ad essere felici e finiremmo per non esserlo più.
Aspettiamo la neve anche noi allora, per la iena sarà bellissimo: non l'ha praticamente mai vista e poi tutti i bambini adorano la neve. I grandi invece la vedono bene solo in cima alle montagne, in città sembra solo una scocciatura; sarebbe bello tornare a vedere le cose per quello che sono tralasciando il contorno. La neve è un fenomeno che ha bisogno di particolari condizioni di temperatura, umidità e pressione, una specie di piccola magia. Che noi non siamo più capaci di vedere.

domenica, dicembre 20, 2015

L'uomo è da sempre ossessionato dall'idea di misurare tutto quello che lo circonda, per conoscerlo meglio e poterlo comprendere; anzi, credo che avere l'idea della dimensione di una cosa sia il primo modo per comprenderla, il più semplice. Misurare le grandezze della natura all'inizio non è stato facile: come misurare, infatti, il raggio terrestre, le distanze siderali o anche solo l'ampiezza di un oceano? L'altezza di una montagna, la distanza tra due città, la profondità di un lago, la lunghezza di un fiume tortuoso? Con l'ingegno e una buona dose di matematica e geometria tutto si è misurato, non prima di aver stabilito delle unità di misura, che ancora oggi sappiamo non essere universali.
Poi abbiamo pensato di misurare concetti astratti, come ad esempio il tempo, qualcuno ha addirittura provato a pesare l'anima, ma la domanda che mi frulla in testa da qualche settimana è: si può misurare l'amore? Ma soprattutto: misurare l'amore è un buon modo per riuscire a distribuirlo equamente?
Io non so se c'è una risposta a questa domanda, ma non mancherò di esporvi la mia opinione in merito.
La mia risposta è no, l'amore non si misura, non si pesa e non va distribuito equamente. Perché le persone non sono degli automi ed è impossibile voler bene allo stesso modo a tutti e dimostrarlo allo stesso modo, per paura di fare un torto ad uno piuttosto che all'altro.
Prendete ad esempio i vostri amici: con alcuni vi piace andare al cinema, con altri magari andare a fare una vasca in centro, con altri ancora sedervi a chiacchierare di fronte ad una tazza di te. Volete meno bene a uno o all'altro? Semplicemente mostrate il vostro affetto nei loro confronti in maniera diversa, come è giusto ed umano che sia. Se ad una delle mie sorelle faccio un regalo perché ha passato un brutto momento o ha raggiunto un traguardo importante e penso che la cosa vada celebrata lo faccio, e non mi è mai balenato per la testa che le altre potessero pensare che a loro voglio meno bene per questo. O se ad una dedico più tempo che ad un'altra in una certa occasione non mi aspetto certo che mi si tenga il muso pensando "ecco vuoi più bene a lei che a me".
Siamo tutti diversi e nella diversità si esprime anche il nostro modo di essere vicini agli altri e di volergli bene.
Una delle mie più care amiche del liceo amava andare in discoteca, a me non è mai piaciuto: non ballo, non bevo, non sono molto propensa a socializzare con sconosciuti in un ambiente così confusionario. Preferivo starmene a casa mia insomma. Allora il sabato sera ogni tanto andavo da lei e mi divertivo molto ad aiutarla nella difficile scelta di trucco, parrucco e abbigliamento per la serata, ma verso mezzanotte, come cenerentola, perdevo la scarpetta, le auguravo buona serata e tornavo a casa mia. Forse ero meno affezionata a lei di quello che potesse credere solo perché non condividevamo tutti gli aspetti delle nostre vite?
E coi figli come funziona? Guardo la piccola iena e penso che non sarà figlia unica per sempre e quindi come la mettiamo con tutto l'amore che gli ho dato in questi anni? Un fratello o sorella potrebbe un giorno forse dirmi che ho voluto più bene alla iena perché ci sono svariati mesi di gap tra i due? E' inutile, come ti giri ti giri l'amore non lo puoi misurare con le unità di misura che usiamo per tutto il resto: lo misuriamo forse col tempo? con il valore economico di un regalo? con la distanza che mettiamo tra noi e l'altro? col numero di volte in cui ti ho chiamato nell'ultima settimana? Io lo trovo estremamente svilente: se tutto finisce così allora siamo solo numeri e matematica e il voler rendere ogni relazione uguale all'altra ci fa diventare uguali anche tra di noi, ugualmente piatti e amorfi.
Perché le persone, le situazioni, le relazioni, no, non sono tutte uguali e non possono esserlo perché sono vive, cambiano continuamente e non possiamo costringerci a pesare i nostri sentimenti per non scontentare mai gli altri, perché finiamo per scontentare prima di tutto noi stessi e poi per prendere in giro le persone alle quali vogliamo bene. A queste persone noi dedicheremo il nostro tempo, la nostra attenzione, il nostro spazio, condividendo tutte queste cose per la gioia e il piacere di farlo. Non perché non vogliamo fare loro un torto o per dare a tutti le stesse cose: non se lo meritano. Dare a tutti le stesse cose, pesandole e misurandole, è molto facile: lo possiamo fare quando tagliamo una torta o quando dividiamo una scatola di cioccolatini, ma non quando si parla di sentimenti.
My two cents.


[...]“Quanto pesa una lagrima?”

“Secondo: la lagrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra”.[...]



"A inventare i numeri" di Gianni Rodari, da "Le favole al telefono"

mercoledì, novembre 18, 2015


I bambini sono delle spugne, lo vedo bene con la piccola iena che fino a questa primavera diceva a fatica mamma e babbo e adesso ogni tanto parte raccontando episodi accaduti mesi fa, quando neanche ci sfiorava l'idea che stesse comprendendo anche solo vagamente quello che stava succedendo. Adesso bisogna stare attenti a cosa dire, quando dire, quanto dire, cosa fargli vedere e in che occasioni perchè tutto tutto tutto entra in quella testolina e lì resta.
Questo ovviamente non vale solo per la iena, ma vale per tutte le iene del pianeta e lo sanno molto bene i geni del marketing di prodotti per i bambini: noi gli facciamo vedere un cartone animato in tv e loro si ritrovano circondati da una valanga di merchandising coi loro personaggi del cuore.
Io e mio marito abbiamo deciso di limitare la tv ad alcuni momenti della giornata durante i quali ci fa comodo avere la iena tranquilla sul divano, di solito mentre organizziamo i pasti. Abbiamo anche scelto di non fargli vedere veramente la tv, ma di attingere ad un bacino decisamente più ampio di programmi per bambini e soprattutto eludere tutto quello che ruota attorno ai vari peppa pig e masha e orso proponendogli delle cose che troviamo simpatiche, intelligenti e adatte alla sua età.
Ecco allora che, con il solito tag "mai più senza", vorrei proporvi una simpatica carrellata di personaggi che magari non conoscete, ma che potrebbero piacere molto sia a voi che ai vostri bimbi.
Partiamo coi preferiti di Samu: Charlie&Lola!
La prima vacanza con la V maiuscola della iena è stata quella di agosto 2013: lui aveva 6 mesi e siamo stati una settimana a Londra, una città dove torniamo sempre volentieri e dove ci sentivamo sufficientemente sicuri di potercela fare con un bimbo così piccolo. Mentre passeggiavamo a Camden mi sono imbattuta in una libreria di libri usati e ho fatto acquisti: ho comprato diversi libri per bambini e uno era proprio "I will not ever never eat a tomato". Quando la iena ha iniziato ad interessarsi alle figure ho iniziato anche a leggerglielo e ad oggi resta uno dei suoi libri preferiti. Un giorno, memore del bollino "as seen on tv" sulla copertina, ho provato a dare un'occhiata su Amazon per vedere se esistevano dei dvd con le avventure dei due fratellini e zac eccoli qua, anche in lingua italiana. Inutile dire che si è subito innamorato di Ciarlilolativi e che non perde occasione per richiedere le sue puntate preferite: Ciarlilolapoddo (la storia del libro di cui sopra), Ciarlilolastrumenti, Ciarlilolapicnic, Ciarlilolananna, Ciarlilolalibro e via così.
Charlie è un bimbetto di circa 7/8 anni che ha questa sorellina che si chiama Lola e che, come ripete sempre all'inizio di ogni storia, è più piccola di lui ed è molto simpatica. I genitori di questi bimbi non si vedono mai, pur venendo nominati di tanto in tanto, mentre vediamo spesso i loro amichetti Marv e Lotta, Sizzels, il cane di Marv, e soprattutto Soren Lorensen, l'amico immaginario di Lola. Non si tratta quasi mai di storie inverosimili o eccessivamente stravaganti, ma di racconti di vita di tutti i giorni visti però con gli occhi di un bambino e della sua sorellina. Se volete averne un assaggio vi lascio il video di una puntata reperibile su youtube, dove però lo trovate solo in inglese; i dvd comunque si trovano ancora su Amazon ad un costo davvero irrisorio.
Abbiamo anche comprato una raccolta di libri, sempre su Amazon, ma nell'usato: è un box con cinque storie che già la iena conosceva perchè sono nei dvd, però adora leggerle, anche perchè le illustrazioni sono super carine e rimandano alla grafica del cartone animato, che mescola foto, collage e animazione in modo molto simpatico.
Dategli una possibilità e non ve ne pentirete.
In attesa della prossima segnalazione godetevi Ciarlilolapoddo



lunedì, ottobre 05, 2015

Nella mia vita di prima, quella in cui ero solo donna e non ancora mamma, amavo leggere; leggevo tantissimo e il fatto di non avere un'auto mi permetteva di avere un sacco di tempi morti tra attese di bus e viaggi sui mezzi: tempi morti da investire, appunto, nella lettura.
Da quando è arrivata la piccola iena il tempo per la lettura si è purtroppo ridotto drasticamente. Anzi no, il tempo per la lettura è rimasto più o meno lo stesso, ma viene investito quasi tutto nella lettura di libri per bambini; la soddisfazione è davvero tanta, soprattutto perchè l'erede sembra amare la lettura almeno quanto la mamma e il babbo.
Quest'estate abbiamo allestito un piccolo orticello sul balcone e, con l'occasione, avevo comprato alla iena questo libro edito da Editoriale Scienza; lui è sicuramente ancora piccolino per poterlo apprezzare a pieno, però gli piace molto, per quello che riesce a comprendere.
Il libro inizia parlando dell'attesa: bisogna aspettare 9 mesi perchè nasca un fratellino, 3 stagioni perchè torni l'estate, un anno intero prima che arrivi il proprio compleanno, poi si aspettano gli amici, si aspettano i nonni, si aspetta che arrivi qualcosa di bello, ... e si aspetta che i semini di ravanello germoglino e che il ravanello cresca sotto terra. Ci vuole pazienza. E il libro contiene una storia al giorno per i 20 giorni circa che ci vogliono per fare crescere la piantina di ravanello.
E' difficile spiegare ad un bimbo la pazienza, il concetto di tempo nella loro testa ancora non è ben formato e non capiscono che se il babbo è in ufficio e sono le 9 del mattino occorrerà aspettare altre 9 ore prima di vederlo a casa. O che per arrivare a fare qualcosa che ci piace bisogna aspettare. Tipo quando l'altalena al giardinetto è occupata e bisogna aspettare il proprio turno. O saturno, come dice la piccola iena in orbita.
Le attese sono sempre difficili, è complicato cercare di mantenere la testa libera mentre si aspetta una cosa, bella o brutta che sia. Nella sala d'attesa del dentista pensiamo "non vedo l'ora di essere a casa", mentre a volte vorremmo che il gruppo spalla non smettesse mai di suonare perchè quando il nostro cantante preferito inizierà il concerto partirà anche il conto alla rovescia per la fine dello stesso.
Io faccio le valigie il giorno prima di partire per le vacanze: passo giorni e giorni a scrivere check list e a pensare a tutto quello che mi potrà servire, ma non riesco a sopportare l'idea di tenere la valigia aperta in corridoio per più di 24 ore. Fare la valigia vuole dire essere già in vacanza e l'attesa ulteriore mi ucciderebbe. Questo perchè non sono capace di aspettare, le cose belle cerco di incantarle nello spazio/tempo e quando arrivano mi sembra di non essermi mai preparata a sufficienza; le cose brutte invece arrivano sempre dopo attese logoranti e difficilmente passano in fretta.
E poi ci sono le attese delle cose che fanno preoccupare, che sono sicuramente le peggiori. E questa notte e la mattina di domani saranno logoranti: cercherò di non pensarci, di fare finta che la giornata inizi con la solita colazione e poi correre dietro alla piccola iena e goderci un po' questa città, che poi sarebbe proprio la mia città. Faremo finta che sia un normale lunedì di ottobre, ma non sarà così.
Perchè domani sarà il giorno dell'attesa e io non credo di essere pronta, ammesso che si possa essere pronti ad aspettare che il chirurgo esca dalla sala operatoria e dica che l'intervento si è concluso. A maggior ragione se sul tavolo operatorio ci sarà tua sorella.
E allora si aspettano 9 mesi perchè nasca un fratellino, si aspettano 3 stagioni perchè torni l'estate, si aspetta un anno perchè arrivi il proprio compleanno, si aspetta il Natale, si aspetta che smetta di piovere... e si aspetta di tornare a respirare normalmente dopo aver trattenuto il fiato.

lunedì, settembre 28, 2015

La piccola iena, pur avendo 31 mesi suonati, ha iniziato a parlare relativamente da poco; adesso che non chiude la bocca un secondo abbiamo realizzato che in tutti quei mesi di silenzio studiava e immagazzinava tutto quello che vedeva e sentiva.
In particolare ha un'ossessione per le lettere: quando ancora non parlava ha imparato a leggerle e adesso, quando gliene dici una, lui ti dice tutte le parole che iniziano con quella lettera. La R ancora non la pronuncia tanto bene, ma comunque per lui è R ranocchio roberto, direttamente da una delle storie della Pimpa.
Nella mia vita di prima, quella di non-mamma, la R era sicuramente R rifiuti ed è curioso come in realtà tante parole che orbitano intorno al concetto di rifiuti inizino sempre con la stessa lettera.
E oggi vorrei parlare della prima di queste parole, che forse è anche la più difficile: ridurre. E per farlo farò anche una piccola digressione, perchè su questo blog io non voglio parlare di quello che l'universo può fare per me, ma di quello che io posso fare per l'universo. Quindi non voglio stare qui a raccontare di tutte le belle cose che le aziende più o meno grandi possono fare per ridurre i loro rifiuti e farli ridurre anche a noi consumatori, ma piuttosto di quello che ognuno di noi può fare, senza dover per forza fare una vita da monaco di clausura.
Per vivere felici riducendo i rifiuti che produciamo occorre non perdere mai di vista la regola d'oro: gli acquisti di oggi saranno i rifiuti di domani. Questo vale sia per la spesa alimentare che per tutto il resto: accessori per la casa, abbigliamento, scarpe (sigh), borse (doppio sigh), ...
Ridurre quindi è una scelta che facciamo prima di tutto quando decidiamo di non comprare una cosa che non ci serve davvero. E sì, lo so che non è facile, però penso che tutti dovremmo impegnarci un po' di più a farlo, e io mi metto in testa al gruppo.
Un paio di domeniche fa, ad esempio, siamo andati a fare una passeggiata in centro e con mio marito notavo che eravamo gli unici a non passeggiare con una sportina in mano. Gli unici soldi che abbiamo speso li abbiamo investiti in un gelato da passeggio che, ovviamente, non è venuto a casa con noi. E trattandosi di due coni i rifiuti sono stati davvero ridotti all'osso :-)
Battute a parte, quando sono in giro cerco sempre di farmi la fatidica domanda "questa cosa mi serve davvero?" e, sistemando l'armadio della iena per il cambio di stagione, ho imparato che mi devo fare questa domanda anche per lui, visto che è pieno di vestiti!
Certo il posto dove compriamo la maggior parte dei nostri rifiuti resta il supermercato, un vero crogiolo di imballaggi in materiali assortiti e, in molti casi, assolutamente inutili. Per non parlare dei rifiuti che produrranno le cibarie a casa, tra scarti di frutta e verdura, gusci di uova, fondini e similari che lasceremo tristi e solitari in fondo al frigo in attesa di arrivare al bidone, pasta e farina che faranno le farfalline, latte che scadrà ancor prima di essere aperto e quel preparato per dolci che sembrava indispensabile e che da un paio di anni vi guarda sconsolato ogni volta che aprite la dispensa gridando "prendi meeeee, ti pregoooo".
Che poi era la stessa frase che vi gridava dallo scaffale del supermercato.
Ecco allora qualche consiglio per non arrendersi alla montagna di rifiuti e portare a casa più prodotti e meno imballaggi.
E' utile cercare di arrivare al supermercato con una lista da seguire fedelmente, senza farsi guidare dalle offerte speciali e dai prodotti sistemati all'ingresso o in testa alle corsie. In dieci anni di matrimonio e di spese ho abbastanza imparato a non farmi incaciottare, ma i primi anni di spese sono stati terribili quanto a prodotti inutili acquistati e rifiuti prodotti :-)
Alcuni dei miei acquisti li faccio al negozio leggero: posso evitare gli imballaggi andando al negozio con le mie scatolette e ridurre gli sprechi acquistando solo la quantità di prodotto che mi serve, senza tenere per mesi un fondino di qualcosa in dispensa, col rischio che diventi un covo di animaletti.
Non acquistare una serie di prodotti poi aiuta a non accumulare rifiuti: per la piccola iena, ad esempio, abbiamo sempre usato pannolini lavabili e io stessa ormai da diversi anni uso la mooncup al posto degli assorbenti usa e getta. Non compriamo acqua in bottiglia e la frutta e la verdura la acquistiamo quasi tutta al mercato, evitando sacchetti e sacchettini e soprattutto l'inutile guanto (apro e chiudo una parentesi: a che serve il guanto quando a casa tanto tutti laviamo e magari pure cuociamo la verdura? E soprattutto il guanto non mi aiuta a non pensare a tutto quello che frutta e verdura hanno visto dal campo allo scaffale del supermercato. E ancora: il sacchettino di cui sopra è davvero sempre utile? Per mezzo chilo di fagiolini sì, ma un melone? Un'anguria? Un limone, banane... insomma è davvero sempre indispensabile?).

I sacchettini della frutta e verdura che acquistiamo li usiamo per la spazzatura, così come i sacchetti di plastica (le più famose sportine) che contengono gli acquisti. Io sono una che ci sta abbastanza attenta (ho sempre la borsa di stoffa quando vado a fare la spesa e di solito esco con una borsina pieghevole che uso per mettere gli acquisti, anche non alimentari, rifiutando quella offerta dal negozio), ma nel corso degli anni ho accumulato sacchetti della spazzatura da qui all'eternità. Gli unici che compro sono quelli condominiali semitrasparenti che uso per la raccolta della plastica.
Dopo aver dispensato qualche consiglio ecco la sfida che vi propongo: parlatemi nei commenti di quanti rifiuti producete.
Noi siamo una famiglia di tre persone con abitudini abbastanza normali, mio marito pranza sempre in ufficio, mentre io e la iena quasi sempre a casa; una volta alla settimana circa andiamo a cena fuori.
Tendenzialmente buttiamo via due sacchetti di organico alla settimana (considerate quelli che si prendono al supermercato per frutta e verdura come dimensione), mentre l'indifferenziato (anche in funzione della dimensione del sacchetto) anche una volta ogni due settimane.
Con vetro e metalli riempio una cassettina tipo quelle della frutta una volta ogni mese/mese e mezzo, mentre per la plastica riempiamo un sacco di quelli da 110 litri in un mese circa.
La carta invece la buttiamo una volta alla settimana, riempiendo il nostro contenitore che dovrebbe essere da circa 30 litri.
Il viaggio verso il miglioramento continuo ovviamente non finisce mai :-)
Ah, perchè rrrifiuti con tre R? Perchè una R sola non bastava per dire tutti quelli che produciamo ovviamente. E' una cosa che ho imparato qui.