venerdì, dicembre 16, 2016

Immaginatevi la scena: non parlate una sola parola di tedesco e vi trovate in Germania, Berlino, con un bimbo di quasi 4 anni febbricitante. Detto così non sembra preoccupante, ma aggiungo qualche dettaglio... è venerdì mattina presto, sono passate meno di 6 ore dall'ultima tachipirina e soprattutto una settimana fa eravamo allo stesso punto. In mezzo qualche giorno di febbre in altalena e un giro a vuoto dalla pediatra che aveva concluso con un bel: questo bimbo non ha niente, volate tranquilli.
Noi abbiamo volato tranquilli martedì, mercoledì tutto bene e giovedì dopo pranzo ecco che torna la malefica a fare capolino sulla fronte della piccola iena. Abbiamo paracetamolo, ma non abbiamo il termometro e in fondo speriamo che il primo basti per contenere il danno. Venerdì mattina alle 7,30 esco per andare al supermercato a comprare un termometro, così, giusto per farmi del male. Non ce l'hanno e la farmacia apre solo alle 8,30, così torno a casa ad attendere. All'ora X mio marito esce in missione e io intanto cerco di parlare con la pediatra che, ovviamente, è in ferie. Parlo con la sostituita che mi liquida con una bella ricaduta e al limite vi sentite poi lunedì. Però una mamma certe cose se le sente: guardavo la iena e non la riconoscevo, la febbre in effetti sfiorava i 40 e il paracetamolo faceva quello che poteva. Allora ho chiesto a google: cosa fare in caso di influenza all'estero? Perchè è vero che la nostra tessera sanitaria ci permette di usufruire in europa bla bla bla, però poi alla resa dei conti come funziona? Se si fosse trattato di una vera emergenza pronto soccorso e via, ma così? E soprattutto: con gli orari tedeschi per cui venerdì dopo pranzo è già fine settimana come la mettiamo? Alla fine l'oracolo ha parlato e ho trovato un servizio di guardia medica operativo 24/7 con possibilità di visita domiciliare. Sul sito non si parla di bambini, ma magari potrebbe fare al caso nostro.
Tarda mattinata e il monolocale inizia ad essere troppo piccolo per tutti e quattro, così decido di uscire col piccolo guerriero e di andare ad esplorare il delizioso neighbourhood, come ce lo aveva dipinto il padrone di casa. In effetti è molto carino, mi imbatto in un mercatino natalizio ancora chiuso e lì in zona, eccolo, un ufficio del turismo deserto. Mi faccio coraggio e penso che magari loro mi sapranno aiutare: entro e spiego il mio problema, che il bimbo adesso è sotto controllo, ma se volessi farlo vedere da qualcuno come la mettiamo? L'impiegata cade un po' dal pero, però vedo che si attiva decisamente per darmi una mano. Le mostro il sito che avevo scovato e le chiedo se conosce quel tipo di servizio; lei vede un numero di telefono con prefisso della città e si propone di chiamare per me per chiedere informazioni. Vorrei scavalcare il bancone per baciarla, ma freno l'entusiasmo e cerco di spiegarle tutto quello che vorrei sapere, in primo luogo se parlano inglese. Dopo dieci minuti di grovigli di consonanti riattacca, mi sorride e mi dice che sono tutti molto gentili, che parlano inglese e tutto il resto che volevo sapere.
Torno verso casa, è da poco passata l'ora di pranzo e la febbre sale vertiginosamente, la piccola iena è uno straccio e io mi sento assolutamente inerme. Dico a mio marito che forse è meglio fare sta telefonata, così almeno ci leviamo il fastidio; non vi nascondo che per un attimo ho pensato avesse chissà quale cosa strana e che sarebbe stato da irresponsabili non preoccuparsene attivamente.
Dopo un paio di chiamate abbiamo l'appuntamento col dottore: sarebbe venuto in serata tra le 20 e le 21 e così è stato.
Appena ha messo gli occhi sulla gola di samu, armato di torcia del suo potente melafonino, ha detto "ahhh tonsillite akuta, antibiotico".
Io ho tirato un sospiro di sollievo e ho pensato "ecco, adesso che sappiamo di cosa si tratta magari riusciamo anche ad uscirne!", il doktor invece ha iniziato a compilare scartoffie e a fare conti. Prima per il dosaggio dell'antibiotico, poi per farci il totale della prestazione. Ci avevano già anticipato al telefono una cifra approssimativa, quello che però non ci avevano anticipato era che il dottore sarebbe stato così gentile da cercarci, con un paio di telefonate, una farmacia di turno che avesse disponibile quello che ci serviva e, non pago, ci avrebbe accompagnato mio marito in macchina. Insomma: 176 euri e qualcosa bene spesi.
Era venerdì sera e lunedì mattina la iena aveva ancora la febbre e si è svegliato vomitando, probabilmente anche a causa del nurofen che gli avevamo propinato come consigliato dal medico, con un dosaggio un po' esagerato e anche a stomaco vuoto. Sti dottori tedeschi. Martedì mattina, quando abbiamo impacchettato le nostre cose e salutato l'appartamento (l'unica cosa di Berlino che abbiamo visto bene e a lungo), la iena stava divinamente. Ma si sa, le vacanze coi bimbi sono sempre un terno al lotto e finora ci era sempre andata benissimo...

sabato, dicembre 10, 2016

Vi ricordate di quando vi scrivevo che fare progetti è un'attività sopravvalutata? Che, soprattutto quando si hanno dei figli piccoli, programmare qualcosa è praticamente impossibile? Figurarsi prenotare una vacanza con un paio di mesi di anticipo: quella sì che è una vera scommessa con la sfiga.
Inizi a capire che la sfiga sta anni luce avanti a te quando venerdì all'ora di pranzo ti squilla il cellulare, numero che non hai in rubrica, ma stranamente simile al tuo numero di casa. Buongiorno, è l'asilo della piccola iena, venga pure a riprendersela perchè ha 39 di febbre. Mentre lo riporti a casa vorresti solo piangere: la iena è praticamente indistruttibile, non si ammala mai, ma in questi quasi 4 anni ho capito che, quando succede, non si fa sconti a nessuno. E soprattutto si ammala sempre di cose misteriose e criptiche tipo 10 giorni di febbre in altalena senza altri sintomi, mezza giornata di vomitino poi basta, macchie che arrivano e spariscono nel giro di poche ore. La pediatra penserà che sono un'ipocondriaca visionaria, ma forse il problema è esattamente l'opposto. Comunque stavolta avevamo vinto la febbre in altalena che è andata avanti tutto il fine settimana e lunedì, quando ho portato la iena in ambulatorio, la dottoressa ha convenuto che non c'era niente che non andasse, di partire pure l'indomani per Berlino.
Ed eccoci qua: Berlino giorno 4, ore 14,45 tappati in appartamento con la iena febbricitante da ieri sera. La pediatra l'ho già chiamata stamattina, dice che è una ricaduta e di avere pazienza, di non stare a far vederlo qua se non peggiora. Avevo preso su scaramanticamente la tachipirina, ma ai ritmi a cui l'abbiamo fatta andare in questi giorni non ne resta moltissima: io ho comprato il paracetamolen in una farmacia tedesca, ma la iena non ha apprezzato e ci ha già intimato in un paio di occasioni che lei beve solo quella italiana. Sceglie il prodotto nostrano insomma... speriamo di non dover integrare con quella locale. Nel mentre, grazie ad una gentilissima addetta all'ufficio del turismo, mi sono anche fatta un'idea di come possiamo muoverci se dovessimo avere bisogno di un medico: pagando si intende ho trovato qualcuno che dovrebbe venire qui a casa anche di notte e nel fine settimana. Speriamo di non averne bisogno.
Berlino sembra anche carina, ma non ce la stiamo godendo proprio come avremmo voluto. Vorrà dire che ci torneremo un'altra volta. Magari col caldo. Ci sono però alcune cose che vorrei condividere con voi, spero di riuscire a scrivere un altro post sulla città.
Di informazioni turistiche sulla città, cosavederecosafaredoveandare, ne è piena la rete. Vorrei invece spendere due parole sull'impressione che mi ha fatto questa città, per quel poco che abbiamo potuto vedere in questi 2 giorni. Farò una sorta di elenco puntato per evitare di dimenticare per strada qualcosa: non sarà nè elegante nè poetico, ma sicuramente efficace.
  • Fiat lux: ok che siamo in inverno, ma qui il sole sorge alle 8 e tramonta poco prima delle 16, come recita google. Alle 16,30 ti viene già voglia di mettere il pigiama e alle 17 vorresti cenare piuttosto che fare merenda. Le giornate sono davvero cortissime e inizio un po' a soffrire questa cosa. I primi due giorni c'è stato un po' di sole, ma il suo arco nel cielo è così basso che in certe strade neanche arrivavi a vederlo. E niente, a me sta cosa mette un po' di tristezza.
  • E' Nataaaale anche qui: nelle altre città che avevo visitato in questo periodo dell'anno era impossibile non notare le luminarie natalizie. Penso a quelle spettacolari che ho visto a Londra, penso alle nostre bellissime luci d'artista e anche la mia Cesena non scherza. Qui invece le luci per strada sono davvero poche rispetto a quello che potrebbero essere; questa assenza viene però bilanciata dalle bellissime luminarie che praticamente tutte le case hanno ai balconi e alle finestre. Stelle di carta, candele di tutti i tipi montate su quadretti di legno, presepi rotanti e chi più ne ha più ne metta. Ogni balcone una festa.
  • Ubriachezza giovanile molto presto nel mattino: sul tram, sul treno, per strada, ovunque: qua tutti hanno sempre una bottiglia di birra in mano. E' impossibile non notarlo, così come, almeno per me, è impossibile non sentire il fiato delle persone che puzza di alcol a qualsiasi ora del giorno e della notte. Forse lo fanno anche per sopravvivvere al punto uno, però anche questa cosa mi ha messo parecchia tristezza. Ma tutta questa birra che scorre a fiumi gli ha anche fatto venire delle belle idee a sti tedeschi...
  • Vuoto a rendere, depositi e vuoto a perdere: il rebus della raccolta differenziata. In questi giorni ho dato sfogo a tutte le mie voglie più nascoste in fatto di separazione dei rifiuti. Ho anche chiesto a mio marito di spiare i cassonetti gialli nel cortile condominiale per capire cosa ci si poteva buttare dentro che non volevo fare brutta figura. In realtà le direttive locali non sono poi tanto diverse da quelle nostrane, eccetto per una cosa: le bottiglie di vetro e di plastica delle bevande. Al discount dietro casa un fardellino da 6 bottiglie da 0,5 litri di acqua con le bolle costa 0,65 euri+1,50 di deposito. Alla cassa si pagheranno quindi 2,15 euro in totale, ma basterà riconsegnare i vuoti nell'apposita macchinetta presente in ogni supermercato per ricevere uno scontrino del valore del deposito da spendere all'interno del negozio. Queste bottiglie sono dei vuoti a perdere per certi versi: il conferimento presso il punto vendita e il gioco del deposito favorisce semplicemente una migliore gestione della catena di riciclo della plastica. La cosa sconvolgente per me è stata scoprire che esistono davvero invece i vuoti a rendere di plastica, ossia bottiglie che vengono semplicemente lavate, nuovamente riempite ed etichettate, per poi tornare sugli scaffali. Per queste bottiglie c'è un'altra apposita macchinetta divoratrice che dispensa 0,15 euri per ogni vuoto conferito. Magia.
  • Inglese, questo sconosciuto: ora, non mi aspettavo di trovarmi ad Oxford, dove, tra l'altro, avrei dei seri problemi a farmi comprendere :-D però, trattandosi di una città comunque abbastanza turistica, pensavo che non avrei avuto difficoltà a farmi capire con il mio inglese scolastico. Il primo giorno sono caduta dal pero quando ho scoperto che qua, non so se per pigrizia, per orgoglio o proprio per non padronanza del mezzo (credo più le prime due), l'inglese lo parlano davvero in pochi. Oggi volevo chiedere una banalità ad una commessa di Primark in Alexanderplatz e, quando le ho formulato la domanda, ha iniziato a scuotere la testa e le mani e ha borbottato qualcosa del tipo che l'inglese non lo parlava. Le avevo chiesto se avevano anche dei leggins bianchi, una domanda che, di fronte allo scaffale dei leggins, avrebbe forse compreso anche samu.
  • Berlino è una piccola Torino: mi sta venendo la malattia dei miei suoceri, ossia paragonare il resto del mondo alla città sabauda per poi concludere che tutto il globo assomiglia al nostro cortile. Ieri ho passeggiato un po' per il nostro quartiere, Prenzlauer Berg, e non ho potuto non notare quanto assomigliasse per certi versi a san salvario. E, quando alla fine del mio giro sono finita qua dentro, complice anche le casette dell'ennesimo mercatino di Natale, non ho potuto non pensare al cortile del maglio. Insomma: quasi due ore di volo per restarmene a casa :-D sto proprio diventando vecchia.
Direi che al momento non mi viene in mente molto altro, nei prossimi giorni vorrei scrivere un post di pubblica utilità su come sopravvivere alla febbre di una piccola iena in un paese straniero e senza padronanza della lingua, ma con l'immensa fortuna di avere una carta di credito. Questo per dire che viaggiare coi figli piccoli si può fare, ma bisogna essere poi pronti a passare due giorni tappati in appartamento...

giovedì, novembre 24, 2016

Piove da diversi giorni, il mio umore inizia a risentirne e in più non sono giornate facili, sono sempre molto stanca e sto cercando di portare la mente avanti di un paio di settimane, quando finalmente ci concederemo una piccola vacanza. Vi ho già spiegato che in vacanza si dorme meno e si fanno più cose, però ci si diverte e questa prima vacanza a 4 sarà un bel banco di prova, a partire dal battesimo del volo per il piccolo guerriero.
In queste ultime settimane ho un po' trascurato il blog, oggi volevo scrivere qualcosa di scemo e senza pensieri e invece mi limiterò a raccontare una cosa che mi è successa alla festicciola dell'altro giorno. Mi si è avvicinata una mamma, ne conosco di vista giusto un paio di queste dell'asilo e questa non era una di quelle. Io avevo ovviamente il piccolo guerriero nella fascia e lei attacca bottone con le solite frasi "ma che carino, ma quanto ha, e guarda come ride e guarda come è tranquillo, ma come si chiama?". Io educatamente le rispondo, di solito mi piace fare conversazione, non sono una che si tira indietro e sta nel suo. Quando però le dico il nome lei mi gela con lo sguardo e inizia un discorso sul fatto che sì, anche lei piacciono i nomi romani, che l'altro figlio l'ha chiamato Flavio e che le piaceva anche il nome del piccolo guerriero, ma poi ha cambiato idea perchè voleva dire sacro al dio Marte, dio della guerra. Il tutto guardandomi come una che non poteva di certo sapere che nome aveva dato al proprio figlio.
Come vi avevo già scritto qua la scelta del nome non è stata affatto facile questa volta, ma sono davvero molto soddisfatta del risultato: ci voleva un nome da piccolo guerriero e questo è quello giusto. Con la calma che mi contraddistingue ho cercato di spiegarlo alla mamma pacifista: non sono certa che abbia compreso le mie ragioni, ma sinceramente non mi interessa. Curioso però come la gente si permetta di giudicare le scelte degli altri, pur se così personali. E su questo bisognerebbe scrivere un'enciclopedia, non un solo post.
Torno alla pioggia che è meglio...

martedì, novembre 22, 2016

Quando una persona nuova entra in casa mia penso resti colpita da tutta una serie di cose che parlano di me, di noi, del tipo di persone che siamo e di cosa ci piace.
Appena si apre la porta di ingresso ci si trova di fronte alla super libreria che abbiamo comprato lo scorso anno, quella della quale vi ho parlato qui, ed è davvero impossibile non notarla. Se poi si avanza verso il tinello si scopre che la casa è strapiena di cose, si capisce che è una casa dove abitano delle persone: oggetti della vita quotidiana si mescolano a piccoli capricci. Il cesto della​ frutta e il calendario che non riescono a nascondere la mia imponente collezione di mug. Il cassetto semitrasparente del mobile ikea sotto la tv che lascia intravedere diversi stampi da dolci in silicone.
L'avventore immaginario noterà sicuramente anche qualche ruzzolo sul pavimento, o qualche ragnatela negli spigoli e capirà che le mie giornate sono piene di tante cose e che la pulizia della casa non è sicuramente il mio cavallo di battaglia.
Lo diceva anche la grafica che faceva bella mostra di se sui mille gadget di Tiger dello scorso mese: home is where your cactus and your heart is. Non è solo il cuore che fa la casa, ma anche il cactus, le nostre passioni e i nostri interessi.
Ieri pomeriggio ho accompagnato la piccola iena alla festicciola di compleanno di una sua compagna dell'asilo; è stata la prima volta e io ero un po' agitata. Come si comporterà? Riuscirò a gestirlo nel vortice di bimbi? E il piccolo guerriero sarà collaborativo? Con che tipo di regalo ci dobbiamo presentare a casa di una bimba che non conosciamo? Ovviamente tutte le mie mille domande si sono sciolte come un ghiacciolo a ferragosto appena abbiamo varcato la soglia della casa della festeggiata.
E' la sua la casa senza libri: una casa completamente vuota. Nel salotto c'erano due divani e qualche sedia, un mobiletto con una tv piccolissima se valutiamo la distanza alla quale andava vista. Sotto la tv un paio di scaffali di libri per bambini senza nessun titolo di rilievo o particolarmente noto: sembravano libri scelti a caso dallo scaffale del supermercato. Un mobiletto per il pc corredato di pc decisamente obsoleto, un orologio a cucù in chiave moderna appeso alla parete. Pareti gialle e mobili bianchi in cucina: quale persona che intende vivere la propria cucina se la sceglie laccata bianca? (Ale so che stai leggendo, ma tu, appunto, la usi per lessare della verdura e poco altro :-)).
Ma la cosa che sicuramente mi ha fatto più effetto è stata quella che dà il titolo al post: era una casa senza libri. Se togliamo quell'angolo con qualche libro per bambini era il nulla cosmico. Un paio di guide turistiche del piemonte e delle langhe, qualche libro sul Torino e la fede granata, uno sull'orto sul terrazzo e basta.
Si capisce molto dalla libreria di una casa: se non conosci i proprietari puoi farti un'idea del tipo di persone che sono, quali sono i loro interessi e le cose che gli piacciono. Due anni fa a capodanno siamo andati insieme ad una coppia di amici a casa di altri loro amici che noi non conoscevamo: di quella casa ricordo una libreria enorme, altissima, che raccoglieva non solo libri ma anche intere annate di riviste, cataloghi. Tutta una vita.
La casa della compagna di asilo della piccola iena era vuota in tutti i sensi: mancavano i libri, mancavano gli oggetti, mancava la vita dentro la casa. E tutti questi bimbi che sono arrivati all'improvviso a fare fracasso e giocare forse per qualche ora l'hanno resa più viva, più vera. La festicciola è durata un paio d'ore, il momento top del pomeriggio è stato ovviamente il taglio della torta. Io stavo allattando il piccolo guerriero sul divano e intanto la piccola iena, in cucina, stava facendo piangere la festeggiata perchè continuava a spegnere le candeline sulla torta. Ho scelto un regalo abbastanza neutro, un gioco che ha anche la piccola iena e mi sembra sia stato apprezzato. Ad un certo punto avevo pensato ad un libro, poi ho cambiato idea. Alla prossima festicciola ci presenteremo con un libro, sperando che non finisca morto di solitudine su uno scaffale.

sabato, novembre 05, 2016

Allora, non vorrei cantare vittoria troppo in fretta, ma sembra che le belle bestie se ne stiano andando: le cimici mi sembrano meno aggressive, gli ossiuri non si sono ripresentati e io colgo l'occasione per ritornare a parlare di rifiuti, visto che mi ero ripromessa di scrivere anche un post sulla raccolta dell'organico.
Partirò da un episodio divertente: quando lavoravo, parallelamente alle attività sui rifiuti e la raccolta differenziata che svolgevo al mattino nelle scuole, avevo in calendario anche incontri serali aperti ai cittadini. Tutto quanto ruotava intorno alla presentazione della fantastica compostiera che il cittadino avrebbe potuto richiedere al comune per praticare il compostaggio domestico ed avere così un piccolo sconto sulla tarsu/tari o come diavolo si chiamava all'epoca. E voi direte: è una cosa divertente? Il lato comico della faccenda era che io andavo a raccontare queste cose in paesi arrampicati nelle comunità montane della Liguria dove la maggior parte delle famiglie aveva da sempre una buca in giardino dove buttare gli scarti dell'orto e altri rifiuti organici, solo che non la chiamavano compostiera. A volte mi sentivo in difetto: erano quasi tutti più informati di me, soprattutto dal punto di vista pratico della faccenda.
In realtà ormai anche noi animali di città siamo ben informati sui rifiuti organici perchè, almeno qui a Torino, questo tipo di raccolta si fa da parecchi anni.
Partiamo dal tipo di sacchetto: per la scelta del materiale è necessario seguire le indicazioni che vi fornisce l'azienda che eroga il servizio, dal momento che tutto dipende dall'impianto presso il quale il rifiuto verrà conferito. Se c'è una macchina che apre i sacchetti potrete tranquillamente usare quelli in plastica; diversamente sarà necessario un sacchetto biodegradabile e compostabile: niente plastiche oxodegradabili, ma solo mater-bi e simili.
A volte è il gestore stesso che li consegna in dotazione, almeno per le prime forniture; i sacchetti di mater-bi per la raccolta rifiuti ormai si trovano in tutti i supermercati, hard discount compresi.
Una volta posizionato il giusto sacchetto, ecco cosa possiamo buttarci dentro: sostanzialmente tutti gli scarti che escono dalla cucina, quindi frutta, verdura, carne, pesce, buccia del formaggio, guscio dell'uovo, tovaglioli e fazzoletti di carta, carta casa, fondi di caffè e bustine di tè (private delle graffette metalliche, se presenti), sacchetti di carta se sporchi di cibo o bagnati. Immaginate anche voi di avere una compostiera in giardino e pensate a cosa ci buttereste dentro per ottenere del terriccio da usare nei vostri fiorellini da balcone :-) Capire cosa metterci e cosa no è davvero facile: ricordate sempre niente lettiera del gatto e niente imballaggi delle cose che buttate (esempio pratico: la fettina di prosciutto triste e solitaria che vegeta in frigo da due settimane va nell'organico, ma la carta che la avvolge no). Se l'imballaggio che avete per le mani è stato pensato per la raccolta dell'organico lo capirete chiaramente dalle indicazioni riportate sullo stesso: i primi esempi che mi vengono in mente sono alcune stoviglie usa e getta, la carta oleata e i sacchetti che usano i banchi del fresco di alcuni supermercati, alcune bottiglie dell'acqua. Sono casi più unici che rari, ma esistono.
Cosa produce in questo caso il nostro lavoro di perfetti separatori di rifiuti? Facile: terra che, a seconda della qualità del prodotto finito e del tipo di impianto che tratta i rifiuti, verrà utilizzata per scopi più o meno nobili, dalla copertura giornaliera dei rifiuti indifferenziati in discarica fino al concime per piante e fiori.
Prima della fine dell'anno mi piacerebbe chiudere il mio set di post sui rifiuti con un paio di cosucce ancora, spero davvero di riuscirci. Magari il prossimo post arriva prima del mese prossimo :-)

lunedì, ottobre 10, 2016

Il mondo delle canzoni per i bimbi per me resta un mistero assoluto: perché sotto una certa età si devono ascoltare solo canzoni appositamente partorite? Il più delle volte si tratta di testi tremendi su melodie tutte simili tra loro e nella mia mente si accende inevitabilmente il ricordo dello Zecchino d'oro e del piccolo coro dell'antoniano che, su ogni canzone in gara, si muoveva molleggiando sulle ginocchia allo stesso ritmo.
Come avrete facilmente intuito da questo cappello introduttivo, la piccola iena in realtà ascolta di tutto: cerchiamo giusto di evitare le canzoni che contengano parole che un bambino di tre anni e mezzo è meglio non ripeta a sproposito e ormai abbiamo capito che è diventato pericoloso. Le sue hit del momento sono "Ti sembra normale" di Max Gazzè e "Il mostro" di Samuele Bersani, che ha anche riscritto di recente mettendoci al posto del mostro uno squalo, perché, ha detto, esistono anche degli squali buoni che hanno paura. Ovviamente non mi aspetto che a tre anni e mezzo comprenda perfettamente cosa sta cantando, però impara un sacco di termini nuovi e sonorità diverse.
Tuttavia, nel desolante panorama della musica per l'infanzia, abbiamo trovato una cosa che davvero ci è piaciuta ed è questo libro qua che abbiamo preso per caso in biblioteca, guidati soprattutto dal titolo curioso.
Il libro in realtà contiene i testi delle canzoni che si trovano sul cd abbinato e, se dovete fare un regalo ad un bimbo che ascolta la musica, ve lo consiglio caldamente.
Le canzoni sono tutte diverse musicalmente parlando, alcune lente, alcune veloci, con sonorità che abbracciano diversi generi musicali e i testi sono carinissimi (potete leggerne alcuni nella scheda del libro che ho inserito nel link qualche riga sopra).
In realtà non era di questo che volevo parlarvi, o meglio non solo. La nostra casa ormai è invasa dalle belle bestie: ci siamo barricati tra queste 4 mura per evitare l'invasione delle cimici. Le vedi alla finestra appoggiate al vetro, basta un attimo di distrazione e te le ritrovi in orbita attorno al lampadario. Stendi i panni sul balcone approfittando delle ultime giornate di sole prima del grande freddo e ti ritrovi nel cesto del bucato più animali che calzini asciutti.
Ti viene proprio da pensare "che animali inutili", ma all'inutilità non c'è mai fine. E lo scopri solo nel momento in cui ti accorgi che l'intestino di tuo figlio treenne è stato colonizzato dagli ossiuri. Ti verrebbe voglia di piangere e passare col lanciafiamme tutta la casa, soprattutto alla luce di quanto ho già spiegato qua. Passi le tue giornate a lavarti le mani e speri di non aver tralasciato qualche superficie sulla quale potrebbe essersi forse eventualmente appoggiato un maledettissimo uovo di verme. Io la mia proposta al marito l'ho fatta: al momento della scoperta bisognerebbe brindare col vermox e scappare di casa, salvo rientrare due settimane dopo, a uova ormai morte ed ecco l'epidemia debellata in modo naturale, senza sprechi di candeggina e kilowatt di svaporamenti. E invece no, aspettiamo qui pazienti le prossime due settimane, nella speranza di non trovare inquilini indesiderati nel pannolino del piccolo guerriero, l'unico della famiglia che, per ovvi motivi, non ha potuto beneficiare della magica medicina.


Tutto nudo senza ossa, senza crosta, molle, inerme
chi è più tenero, chi è più tenero, chi è più tenero di un verme?